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ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Papua Nuova Guinea – 40 anni di missione salesiana: “Onorare il passato, celebrare il presente, immaginare il futuro”
    Papua Nuova Guinea – 40 anni di missione salesiana: “Onorare il passato, celebrare il presente, immaginare il futuro”

    (ANS – Port Moresby) – Nel giugno del 1980 sbarcarono in Papua Nuova Guinea i primi missionari salesiani. Per celebrare il 40° anniversario di questa ricorrenza per tutto il mese passato si sono realizzate diverse celebrazioni in tutto il territorio della Visitatoria “Beato Filippo Rinaldi” di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone.

    Animata dal motto “Onorare il passato, celebrare il presente, immaginare il futuro”, una solenne Eucaristia è stata presieduta dal Vescovo di Kerema, il salesiano mons. Peter Baquero, lo scorso 13 giugno. Nel corso dell’omelia il presule ha esortato i Salesiani “a riconoscere la presenza di Dio ad Araimiri e soprattutto a seguire gli insegnamenti di Don Bosco in ogni attività pastorale, sociale, educativa”.

    La pandemia di Covid-19 ha limitato i preparativi e il numero dei partecipanti alla celebrazione, ma “abbiamo voluto rendere grazie al Signore, con gioia e gratitudine, per il dono, la dedizione e l’impegno di questi quattro decenni di presenza salesiana ad Araimiri” ha spiegato don Dominic Kachira, SDB, Vicario della Visitatoria.

    Tra i presenti vi erano diversi salesiani, provenienti anche dalle Filippine, da cui giunsero i primi missionari; insieme a Figlie di Maria Ausiliatrice, membri di altre Congregazioni, laici della Famiglia Salesiana, Exallievi, studenti e amici dell’opera salesiana.

    I primi “pionieri missionari” 40 anni fa erano don Valeriano Barbero, don Rolando Fernández e il coadiutore Joseph Kramar. In un messaggio registrato inviato per l’occasione, don Barbero ha voluto ricordare che “ciascun salesiano non deve sentirsi straniero ma ‘uno’ con il popolo”, ovvero deve coltivare un’unità di intenti umana, culturale, spirituale, pastorale.

    Anche la comunità della scuola secondaria “Don Bosco” a Kokopo ha celebrato l’anniversario: il 5 giugno l’intero corpo studentesco ha partecipato ad una commemorazione del primo arrivo dei salesiani nel Paese. Dapprima è stato intonato un canto, poi sono stati letti dei passi del diario di don Barbero, mentre venivano proiettate delle foto d’epoca: la malaria, il luogo di missione, le lotte e le difficoltà incontrate dai primi salesiani si sono così disvelati davanti a tutti gli allievi. La celebrazione ha fornito anche l’occasione per festeggiare i 30 anni dell’istituto, i docenti con più anzianità di servizio e gli allievi vincitori dei concorsi scolastici.

    La Visitatoria PGS ha preso ufficialmente avvio appena 4 anni fa, il 7 luglio 2016. Con meno di 50 salesiani, provenienti da 16 Paesi, è tra le realtà più giovani, ma anche più fiorenti della Congregazione.

    “Pazienza e zelo” sono state, in sintesi, il segreto della fioritura salesiana in Melanesia. “Mentre celebriamo il 40° anniversario dell’arrivo dei primi salesiani, ricordiamo con gratitudine tutti i salesiani che sono venuti da diverse parti del mondo per lavorare con noi” testimonia oggi il salesiano Sylvester Kuli, una giovane vocazione della Papua Nuova Guinea, attualmente in formazione a Gerusalemme.

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    • RMG – Proposte per far conoscere “Animazione e governo della comunità - Il servizio del direttore salesiano”
      RMG – Proposte per far conoscere “Animazione e governo della comunità - Il servizio del direttore salesiano”

      (ANS – Roma) – Don Ivo Coelho, Consigliere Generale per la Formazione, in un breve video di 3 minuti presenta il materiale di animazione che viene offerto alle comunità salesiane e a tutti i confratelli, per accompagnare la lettura e la condivisione comunitaria su “Animazione e Governo della comunità - Il servizio del direttore salesiano”.

      Come dice don Coelho nel video, il testo è ora disponibile nelle 6 lingue principali usate in Congregazione. “È il frutto del cammino di insieme delle 7 regioni, di tanti gruppi di direttori e confratelli, di due seminari internazionali e di una gestazione paziente e condivisa del testo finale”.

      Approvato dal Rettor Maggiore e dal suo Consiglio nell’aprile 2019, il documento è stato presentato ai membri del CG28, nelle varie lingue e già nella sua veste tipografica finale. Alcune modifiche e aggiunte presentate durante i lavori del Capitolo sono state integrate, giungendo così alla edizione definitiva.

      Mentre stanno iniziando le operazioni di stampa secondo le indicazioni numeriche date dagli Ispettori, dopo i rallentamenti causati dalla pandemia, vengono offerti dei sussidi on-line per facilitare l’utilizzo di questo nuovo strumento per la formazione permanente delle comunità durante questo primo anno dopo il Capitolo.

      Continua don Coelho: “Ci sarà un video intervista con il Rettor Maggiore che presenta il processo nel suo insieme. E poi tre video di introduzione ad ognuna delle tre parti, con PowerPoint, schede e altro materiale. Avremo così quattro unità di materiali che aiutano la lettura e la condivisione in comunità. Li manderemo pian piano, ogni unità a un intervallo di circa tre mesi l’una dall’altra”.

      Riferendosi a quanto afferma il Rettor Maggiore nell’introduzione, don Coelho insiste sul fatto che è un dono ed insieme proposta di cammino per ogni confratello, non solo certo per i Direttori.

      “Questo testo è solo il punto di partenza. Quel che conta, cari confratelli, è quello che avviene da qui in poi, casa per casa, per tutti, per ogni confratello nella Congregazione. … È il cammino di crescita che vogliamo fare insieme, grazie anche a questo strumento”.

      La terza parte, soprattutto, dal titolo “Il direttore e la missione salesiana condivisa”, riguarda l’intera comunità educativa pastorale, dove Direttore e religiosi sono al fianco dei membri di altri gruppi della Famiglia Salesiana e di tante altre persone che condividono in forme diverse la missione di Don Bosco. 

      Questo testo si apre su un orizzonte molto ampio; incoraggia e orienta la presenza salesiana nella Chiesa, sul territorio, tra la gente di così tante culture e anche tradizioni religiose diverse, dove le comunità salesiane nel mondo sono oggi presenti.

      Dal seguente link è possibile accedere al video: https://youtu.be/_JBDcfwf7Ls 

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      • Sierra Leone – Il lavoro salesiano nelle carceri: un nuovo inizio in mezzo al Coronavirus e dopo una rivolta
        Sierra Leone – Il lavoro salesiano nelle carceri: un nuovo inizio in mezzo al Coronavirus e dopo una rivolta

        (ANS – Freetown) – La prigione di Pademba, a Freetown, venne costruita nel 1937 per ospitare 300 prigionieri. Da allora non è cambiato nulla nelle sue strutture, tranne il fatto che è arrivata ad ospitare 2.000 detenuti stipati in celle non igieniche. I salesiani sono l’unica istituzione che lavora con i detenuti, anche attualmente, quando la paura per Covid-19 ha portato a una rivolta che si è conclusa con disordini, incendi e morti tra i detenuti.

        Il 29 aprile era prevista la scarcerazione di 237 detenuti per reati minori. Qualche giorno prima era stato confermato il primo caso di coronavirus all’interno della prigione ed erano state vietate le visite. Ai prigionieri era proibito anche lasciare le celle, come misura preventiva, ma loro l’hanno interpretato come un’altra umiliazione.

        La prigione di Pademba, senza telecamere di sicurezza e con un numero di detenuti quintuplicato rispetto alla sua capacità, ha vissuto quel giorno una sanguinosa rivolta. Al mattino diversi detenuti raggiunto la clinica interna e appiccato il fuoco. Hanno poi aggirato le guardie, aperto tutti i reparti e bruciato la cucina, la farmacia, il registro dei documenti e tutti i laboratori.

        “Nella cappella ci sono stati alcuni danni e nella sala Don Bosco, dove 225 di loro ricevono un pasto extra ogni settimana e c’è una sala computer e una biblioteca, tutto è andato distrutto”, ha ricordato il missionario salesiano don Jorge Crisafulli. Ingenti danni materiali, incendi, molti feriti e morti sono stati il bilancio della rivolta.

        Alcuni dei beneficiari delle iniziative salesiane hanno aiutato le guardie a scalare i muri per salvarsi la vita. La polizia e l’esercito hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato. La rivolta è stata repressa nel giro di quattro ore e i prigionieri rinchiusi nelle loro celle. Per tre giorni non hanno ricevuto né cibo, né acqua e sono stati torturati per individuare i fomentatori. Alcuni, senza cure mediche, sono morti nei giorni successivi.

        L’équipe di salesiani che lavora nel carcere è riuscita ad entrare per valutare i danni e la situazione dei detenuti il giorno dopo. L’impegno dei salesiani con le autorità è stato quello di iniziare a nutrire tutti i detenuti – attualmente 1.421 – effettuare visite mediche e occuparsi di loro.

        Intanto il Coronavirus è progredito nella prigione, raggiungendo 19 casi positivi. Quindici di loro si sono già ripresi e quattro sono ancora confinati. “Abbiamo portato dei letti e riabilitato un’area per isolarla come ospedale”, assicura don Crisafulli.

        I salesiani danno ad ogni prigioniero un sacchetto contenente una pasta chiamata gari, latte in polvere, verdura, frutta, zucchero e acqua. “Man a mano li fanno uscire dalle celle e hanno anche comprato dei secchi d’acqua per la loro pulizia”, sottolinea il salesiano.

        Don Crisafulli, insieme a tutta l’equipe di Don Bosco Fambul, conclude affermando che “i detenuti si fidano di Don Bosco”.

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        • Argentina – Mons. Ronchino “ci ispirava a essere migliori”: fu vescovo di Comodoro Rivadavia per oltre 10 anni
          Argentina – Mons. Ronchino “ci ispirava a essere migliori”: fu vescovo di Comodoro Rivadavia per oltre 10 anni

          (ANS – Cordoba) – Il salesiano mons. Pedro Luis Ronchino, vescovo di Comodoro Rivadavia per più di 10 anni, è morto lo scorso 30 giugno 2020 presso “Casa Zatti”, Cordoba. Mons. Pedro Ronchino era nato a Rosario, Provincia di Santa Fe, Argentina, il 18 giugno 1928. All’età di 92 anni, dopo 75 anni di professione religiosa salesiana e 65 di sacerdozio, è morto serenamente nelle mani di Dio.

          Figlio di immigrati italiani – Antonio Ronchino e Rosa Scapini – si avvicinò per la prima volta all’Opera salesiana, presso l’Istituto “San Giuseppe” di Rosario, il 1° aprile 1937.

          Il 31 gennaio 1945 il giovane Pedro Ronchino emise la prima professione nella Congregazione Salesiana. Tra il 1944 e il 1948 visse la tappa del post-noviziato, prima a Fortín Mercedes e poi a Colonia Vignaud. Rimase in questa stessa casa durante il suo tirocinio, fino al 1951.

          Emise la professione perpetua nella casa salesiana di “La Trinidad”, a Ferré, Buenos Aires, il 30 gennaio 1951.

          Tra il 1951 e il 1954 frequentò lo studentato teologico “Clemente Villada” di Cordoba. Fu ordinato sacerdote il 1° agosto 1954, sempre a Cordoba, da mons. Castellano. Nello stesso anno iniziò la specializzazione in Filosofia, presso il Pontificio Ateneo Salesiano “Rebaudengo” di Torino, fino al dicembre 1957. Lì ricevette il titolo di dottore in filosofia.

          Ritornò in Argentina nel 1958 e nel febbraio 1966 diventò Direttore dello studentato teologico “Clemente Villada” e, due anni dopo, del Postnoviziato “Michele Rua”. Nell’agosto 1968 venne chiamato a prestare servizio come Direttore del Pontificio Ateneo Salesiano di Roma e nel 1975 tornò nuovamente in Argentina.

          Dal 5 luglio 1975 al 12 settembre 1992 il suo nuovo campo di missione fu la città di Comodoro Rivadavia, e in qualità di Vicario generale della Diocesi accompagnava mons. Argimiro Daniel Moure, anche lui salesiano e terzo vescovo di quella città. Dopo la morte di mons. Moure, don Pedro Ronchino venne nominato Amministratore diocesano (1992-1993), finché non venne nominato Vescovo di Comodoro Rivadavia, il 30 gennaio 1993, da Giovanni Paolo II.

          Mons. Ronchino prese possesso della sede il 19 marzo 1993 e si dimise per l’età il 19 febbraio 2005. Il suo motto episcopale era: “O Maria, Madre mia”: un fedele riflesso della sua vita, totalmente donata alla Madonna.

          Dal maggio 2005 ha vissuto nel suo amato Istituto “San Giuseppe” a Rosario, servendo fedelmente e coraggiosamente, con cuore di pastore, tutti coloro che visitavano la parrocchia di Maria Ausiliatrice.

          Nel corso degli anni la salute di mons. Pedro Ronchino è andata peggiorando, con notevoli danni neurologici. Questo portò nel 2016, alla decisione di trasferirlo nell’infermeria ispettoriale di “Casa Zatti” a Cordoba, dove è spirato martedì scorso.

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          • Madagascar – Tra pandemia e fame, la risposta è nella solidarietà
            Madagascar – Tra pandemia e fame, la risposta è nella solidarietà

            (ANS – Ivato) – Il Madagascar vanta un patrimonio naturale che è un unicum sul pianeta Terra, per la varietà di piante e animali. Purtroppo, è anche uno dei cinque Paesi più poveri al mondo, dove moltissime famiglie sopravvivono con al massimo 4 € al giorno e solo se trovano qualche lavoretto temporaneo. In alcune di queste famiglie c’è pure il problema dell’alcolismo, molto diffuso anche tra le donne. E la pandemia da COVID-19 sta colpendo un paese già martoriato da dengue e malaria. Davanti a un simile scenario i Figli spirituali di Don Bosco non si perdono d’animo e rilanciano le loro iniziative.

            La missione salesiana “Maison Don Bosco” sorge a Ivato, a 1.300 metri di altitudine, sull’altipiano centrale e alla periferia della capitale Antananarivo. La zona conta circa 28.000 abitanti: oltre ad essere “il dormitorio” di chi lavora nella capitale, vi si trovano famiglie che vivono sbarcando il lunario con piccoli lavori (lavanderia per conto delle famiglie benestanti, lavaggio auto, carico e scarico di merce al mercato…).

            I problemi specifici riguardano la mancanza di un’azione sociale pubblica e di interventi di sostegno ed educazione per queste povere famiglie. Famiglie che durante il confinamento, nonostante il piccolo aiuto ricevuto da parte delle autorità, hanno visto peggiorare la loro situazione socio-economica, dato che le restrizioni imposte hanno limitato spostamenti e le pur piccole possibilità di guadagno.

            La comunità salesiana si è impegnata seriamente nell’aiuto alle famiglie più povere e disagiate, sostenendole con donazioni di cibo, medicinali o nella costruzione di piccole case. Ma ancora non basta.

            Attualmente la Procura Missionaria Salesiana “Missioni Don Bosco” di Torino sta sostenendo i salesiani locali con un progetto che prevede la distribuzione di riso, fagioli, sapone e olio due volte alla settimana. L’obiettivo è garantire il minimo necessario per le famiglie più in difficoltà, considerato pure che buona parte delle famiglie aiutate sono “monoparentali”, cioè ragazze madri con i loro figli, che vivono in catapecchie o ricoveri di fortuna.

            I beneficiari diretti del progetto sono 70 famiglie e una casa-famiglia con circa 25 bambini. Le persone che riceveranno un aiuto concreto saranno circa 500, (310 bambini e donne, 190 ragazzi e uomini).

            Ma i salesiani del posto sanno bene che a trarne vantaggio saranno ancora più persone: perché la povera gente che aiutano, spesso con poco istruzione e meno opportunità, è però solita condividere in spirito di solidarietà il poco che ha.

            Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.missionidonbosco.org 

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            • Myanmar – Includere migranti, rifugiati e sfollati nella risposta alla crisi per Covid-19. L’appello del Cardinale Bo, SDB
              Myanmar – Includere migranti, rifugiati e sfollati nella risposta alla crisi per Covid-19. L’appello del Cardinale Bo, SDB

              (ANS – Yangon) – “Se l’umanità è divisa, la crisi pandemica non può essere superata. Se nessuno è escluso, è possibile curare un pianeta. Per il bene di tutti, prendiamoci cura dei rifugiati. Se le persone continuano a essere costrette ad abbandonare le proprie case, rimarremo un mondo in crisi”. Con quest’accorata, ma lucidissima analisi, il Cardinale Charles Maung Bo, salesiano, arcivescovo di Yangon e Presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (FABC), ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché la crisi generata da Covid-19 non sia riversata con tutto il suo doloroso peso sulle spalle dei più deboli, quali sono migranti, rifugiati e sfollati; piuttosto, essa deve diventare occasione per edificare un mondo più solidale.

              Migranti, rifugiati e sfollati in Myanmar e in tutta l’Asia affrontano sempre più situazioni difficili: “Sono spesso in fuga, vivono in luoghi sovraffollati e con un’assistenza sanitaria inadeguata” ha scritto il presule in una lettera diffusa sul finire di giugno.

              I conflitti rimangono la causa principale della migrazione forzata in Asia, focalizzandosi poi sul proprio Paese, il Myanmar, dove “guerra, tensioni interetniche, scelte politiche causano lo spostamento di migliaia di persone che ora muoiono di fame nel Nord dello stato di Rakhine e in altri stati come il Chin”. Il Cardinale ha lanciato un appello, auspicando che “qualsiasi conflitto che causa sofferenza alle persone sia risolto attraverso il dialogo e una costruttiva ricerca della pace”.

              Riferendosi al contesto birmano e all’intero continente, ha aggiunto: “Occorre dare priorità ai principi riconosciuti del diritto internazionale, propri dei paesi civili per quanto riguarda la protezione degli sfollati”, ricordando che “i migranti e gli sfollati in Asia non devono affrontare discriminazioni causate dalla crisi legata alla pandemia del Covid-19 (…). È urgente includere le esigenze di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in tutte le politiche di risposta al Covid-19, dal soccorso agli aiuti economici per la sopravvivenza”.

              “Per porre fine alla crisi sanitaria, alleviare la fame e la povertà indotta dalla pandemia e per prevenire lo sradicamento delle persone come rifugiati e sfollati - ha rilevato - bisogna affrontare le vere cause dei conflitti, fermare le offensive militari e consentire agli sfollati di tornare ai loro villaggi”, ha detto il Cardinale.

              Il porporato salesiano ha infine lanciato un accorato monito alle autorità politiche e religiose asiatiche, perché “prestino particolare attenzione alla difficile situazione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo privi di documenti, e perché li aiutino con tutto il sostegno di cui hanno bisogno”.

              Fonte: Agenzia Fides

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              • Honduras – Il cardinale Rodríguez Maradiaga celebra 50 anni di sacerdozio
                Honduras – Il cardinale Rodríguez Maradiaga celebra 50 anni di sacerdozio

                (ANS – Tegucigalpa) – Il cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, SDB, ha celebrato domenica scorsa, 28 giugno, i suoi 50 anni di sacerdozio, con una Messa a porte chiuse nella Basilica minore di Suyapa. Durante l’Eucaristia il Cardinale ha espresso in cosa consista il ministero sacerdotale a ha chiesto ai fedeli di percorrere la via della generosità, di lavorare al servizio degli altri, di essere solidali, di lottare per la giustizia e di essere fedeli alla volontà di Dio.

                Nell’omelia, prendendo spunto dal Vangelo domenicale, il cardinale salesiano ha affermato: “Oggi siamo consapevoli della difficoltà di parlare della croce in una società che ha fatto del successo personale il suo idolo più prezioso e prendere la croce ci porterà a identificarci con Gesù, ad avere un’unica pretesa, quella di amare come Lui ha amato”.

                Al tempo stesso, ha biasimato il vivere semplicemente per possedere e accumulare, perché Gesù chiama alla donazione, alla solidarietà, alla donazione della propria vita, a vivere un vero amore: e questo è proprio il senso del ministero sacerdotale all’interno della Chiesa Cattolica, ha osservato.

                “Il regno che Gesù annuncia simboleggia i desideri più profondi del nostro cuore, i valori universali, la pace, la giustizia, l’amore, il perdono, la misericordia e la speranza; questo è il sacerdozio di Cristo”, ha detto.

                Quindi ha aggiunto che la nomina a vescovo, secondo il Vangelo, non significa diventare una persona importante, secondo i criteri del mondo; piuttosto, richiede di rinunciare all’ambizione di potere, di avere, di riconoscimento, e optare invece per Gesù e per i valori che Egli incarna.

                Il cardinale salesiano ha anche ricordato quel giorno di 50 anni prima, quando nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù in Guatemala veniva ordinato, insieme a cinque compagni, tre salesiani e due della Congregazione della Missione. Due dei suoi compagni dell’epoca ora sono già nella Casa del Padre, don Settimo Rossoni, SDB, che ha servito nell’Istituto “San Miguel” ed è morto un anno fa, e don Vicente Ramos, salesiano spagnolo morto alcuni anni fa nella sua patria.

                Proseguendo, ha ringraziato per il tanto bene che, in questi 50 anni, ha ricevuto da tante famiglie, da tanti fratelli e sorelle, che hanno accolto Cristo nella persona del suo umile ministro.

                “Voglio ringraziare tutti i vivi e i defunti che mi hanno aiutato tanto nella mia vita, a partire dai miei genitori Andrés e Rachele, e tante madri e padri spirituali, tante Figlie di Maria Ausiliatrice e religiose di altre comunità che hanno ricevuto il Signore Gesù da questo umile sacerdote”, ha detto.

                Da ultimo, ha ringraziato anche Papa Francesco per il suo affetto e la sua vicinanza pastorale e tutti coloro che lo hanno accompagnato in questo lungo viaggio e, come il Pontefice, ha chiesto preghiere per sé per poter continuare su questa strada fino a quando il Signore non deciderà di chiamarlo alla Pasqua eterna.

                Fonte: Proceso Digital

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