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ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Italia – Una settimana per festeggiare i 130 anni della casa salesiana di Macerata
    Italia – Una settimana per festeggiare i 130 anni della casa salesiana di Macerata

    (ANS – Macerata) – L’istituto salesiano “San Giuseppe” di Macerata, nella Circoscrizione dell’Italia Centrale (ICC), festeggia in questo 2020 i 130 anni d’esistenza – e infatti il motto che guida le iniziative celebrative è “20+20=130”. Venne inaugurato il 4 novembre 1890 e ora, dopo un anno di preparazione, salesiani e giovani insieme si apprestano a festeggiare con una settimana di eventi quest’anniversario semplice e complesso allo stesso tempo: semplice nella voglia di ringraziare il Signore per il dono di Don Bosco e del suo carisma; complesso per la situazione mondiale attuale, di fronte alla quale però, non si vuole restare passivi.

    È per questo che, con un numero di posti contingentato e nel rispetto delle norme di sicurezza, hanno predisposto diversi appuntamenti per stare nel cuore della città da cittadini responsabili, senza perdere la preziosità irrinunciabile della comunione e della condivisione.

    Si partirà con la tradizionale Castagnata del 31 ottobre, che sarà accompagnata nella stessa giornata da una visita al cimitero per fare memoria di chi ha attraversato i cortili dell’opera negli anni passata; e si proseguirà il 1° Novembre, festa di Ognissanti, con un pellegrinaggio a Loreto promosso dall’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA), per affidare tutti alla protezione della Madonna.

    Il culmine delle attività si raggiungerà il 4 novembre, giorno in cui 130 anni fa la prima comunità salesiana giungeva a vivere a Macerata, assecondando la volontà di Don Bosco e dei tanti amici della società civile e del mondo ecclesiale di questa terra.

    La giornata sarà vissuta attorno alla celebrazione Eucaristica alle ore 19:00 nel Tempio Don Bosco, presieduta dal Vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, mons. Nazzareno Marconi, e concelebrata dalla comunità Salesiana. Seguirà alle 21:15, sul canale YouTube “Salesiani Macerata”, un dibattito appassionato che vedrà coinvolte alcune interessanti personalità: storie di vite passate nei cortili e stanze della casa, salesiana, vissuta prima da ragazzi, poi da giovani e, oggi, da costruttori di una società che ambisce alla Bellezza della vita per tutti e per ognuno.

    Massimo Giulianelli (Direttore Commerciale LUBE Cucine), Simone Riccioni (Attore e Regista), Rebecca Marconi (già presidente del Consiglio degli Studenti UNIMC) e Alessandro Bini (Consigliere Comunale della città di Macerata) dialogheranno con don Francesco Paolo Galante (neo-direttore della comunità) provando a sognare modalità e contenuti di una casa che cerca di essere un’autentica CASA FUTURO.

    All’interno della serata verrà lanciato anche il nuovo logo della Casa Salesiana, opera del designer Riccardo Gironella, e sarà reso pubblico online il nuovo sito web realizzato dal programmatore informatico Roberto Rossi.

    Prenderanno parte agli eventi tra gli altri anche Mons. Nazzareno Marconi e il Sindaco della città di Macerata, dott. Sandro Parcaroli, ed altre autorità civili e religiose.

    Le iniziative si prolungheranno fino al fine settimana successivo, con attività “social” per i giovani, sabato 7 novembre, all’insegna del motto “Da 130 anni nel cuore dei giovani”; e con proposte dedicate ai gruppi associativi dell’opera, nella giornata di domenica 8, nello spirito dello slogan: “Da 130 anni verso il futuro”.

    Le attività celebrative si chiuderanno, infine, con l’Eucaristia pomeridiana domenicale che sarà presieduta dal Direttore dell’opera, don Galante, la quale rappresenterà anche l’inizio ufficiale del nuovo anno pastorale.

    Sul canale YouTube “Salesiani Macerata” è disponibile una lunga serie di video che riporta il cammino realizzato nell’anno di preparazione all’anniversario, contrassegnati dal titolo: “20+20=130”.

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    • Argentina – Evangelizzare attraverso la musica: ben oltre le quattro mura
      Argentina – Evangelizzare attraverso la musica: ben oltre le quattro mura

      (ANS – Córdoba) – Ha 20 anni e un talento per la musica. È stato selezionato insieme ad altri 99 “inviati” per prendere le reti e farne uno strumento di evangelizzazione. “La musica è qualcosa che mi ha sempre caratterizzato, un canale per trasmettere i miei sentimenti in modo armonico e melodico, mettendo il mio dono al servizio degli altri”. Lui è Nicolas Narvaes, un giovane aspirante salesiano, che ha partecipato al reality musicale cattolico “Enviados” (Inviati) e che si è aggiudicato un posto tra i primi 100 dei 1.400 partecipanti.

      Nico, nato a Mendoza, ha incontrato Gesù nel cortile salesiano e oggi si trova nella casa di formazione di Fontana come aspirante. Sono stati i suoi compagni dell’aspirantato a incoraggiarlo a partecipare al concorso organizzato da “Aguas Claras Misión”, una società cattolica di produzioni audiovisive.

      “Da quando ho scoperto il ‘ministero’ della musica nella Chiesa, ho conosciuto molte persone che mi sostengono, e da parte mia farò tutto il necessario – racconta Nico –. Alcune di queste mi hanno passato un video della cantante cattolica Athenas, che invitava a partecipare al reality ‘Enviados’”.

      La prima reazione è stata caricare un video in cui cantava una canzone di uno dei tre artisti che guidano il concorso: Athenas, Jon Carol e Kairy Marquez. Nico ha scelto “Tú eres más fuerte”, di Jon Carlo.

      In questa fase i partecipanti sono stati 1.400 persone provenienti da tutto il mondo. “Tutti con lo stesso obiettivo e lo stesso sogno, far conoscere il loro dono musicale per poterlo offrire a Dio attraverso questo reality. Dopo qualche giorno mi hanno contattato per farmi sapere che ero uno dei 100 preselezionati tra i 1.400” prosegue il giovane.

      A quel punto è iniziato un percorso “missionario” con sfide settimanali che venivano assegnate ai partecipanti ogni settimana. “Un sabato abbiamo dovuto caricare in rete un canto a Maria, poi recitare un Rosario in diretta su Instagram. Poi una canzone basata su una citazione biblica in commemorazione del mese biblico. Tutto questo doveva essere fatto da ciascuno dei 100 e allo stesso tempo il produttore e i suoi assistenti ci guidavano e ci accompagnavano in ogni missione. È stato emozionante vedere durante queste settimane come ogni ‘inviato’ dava testimonianza attraverso la sua musica e le sue reti alla parola di Dio e alla missione che abbiamo come Chiesa, quella per l’appunto di essere missionari”.

      Oggi Nico vuole inviare un messaggio agli altri giovani.

      In questo periodo di pandemia credo che la musica e le reti sociali abbiano un ruolo chiave nell’evangelizzazione. Molte persone hanno difficoltà a stare rinchiuse, isolate, sole. Molti possono connettersi con le loro famiglie e i loro amici solo attraverso le reti sociali, e così condividere un momento di gioia, attraverso uno schermo. Non è quello che vorremmo, ma è quello che dobbiamo fare per prenderci cura di noi stessi come società e quindi anche della nostra famiglia.

      La musica ci avvicina sempre di più, ci consola, ci rende felici, ci trasmette emozioni. E qualcosa di così bello non può venire che da Dio. Credo fermamente che ognuno abbia il suo ruolo e il suo dono da mettere al servizio degli altri e testimoniare sempre il Dio vivente in mezzo a noi.

      Mi piace molto l’idea centrale del reality che è quella di dare un impulso alla musica cattolica, non solo in riferimento ai canti che si cantano a Messa. È bene diffondere la musica cattolica oltre le quattro mura della chiesa. Questo perché aiuta ad avere una vita più evangelica, con più ritualità e più cattolica, ci aiuta a capire che la Chiesa siamo anche noi e tutta la nostra vita deve essere una costante lode e un costante ringraziamento a Dio. E la musica è un bel ponte per far sì che ciò avvenga e lo renda più facile e pratico.

      Da quando ho sentito la frase: “Un oratorio senza musica è come un corpo senza anima” essa è diventata quasi un motto per me. Ogni volta che ne ho l’opportunità, contribuisco con il mio dono e con quello che mi piace fare, cioè cantare. E se oggi ci chiedono di immaginare per un attimo il cortile salesiano che ci manca tanto, mi è impossibile farlo senza dargli il "colore" di qualche canzone in sottofondo, senza l’immagine di una chitarra, senza altoparlanti.

      Siamo tutti chiamati ad evangelizzare. Tu che stai iniziando a suonare la chitarra, a cantare, a suonare un qualsiasi strumento. Abbi il coraggio di metterlo al servizio, a mostrarlo agli altri. Se Dio ha messo nelle tue mani questo talento, non seppellirlo come ha fatto il servo timoroso. Fallo moltiplicare, fa’ che porti molto frutto.

      Fonte: Don Bosco Norte

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      • Vaticano – “Economy of Francesco”. Giovani protagonisti del cambiamento
        Vaticano – “Economy of Francesco”. Giovani protagonisti del cambiamento

        (ANS – Città del Vaticano) – “In un mondo malato di pensiero a breve termine e poca visione di futuro, dare voce ai giovani significa iniziare a costruire ponti verso il futuro”. Così ha affermato suor Alessandra Smerilli, religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), nel suo intervento pronunciato martedì 27 ottobre alla conferenza stampa di presentazione dell’evento “Economy of Francesco – Papa Francesco e i giovani da tutto il mondo per l’economia di domani”.

        “The Economy of Francesco” è un evento internazionale che ha come protagonisti giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo, che si terrà dal 19 al 21 novembre in diretta streaming sul portale www.francescoeconomy.org, e a cui parteciperà, a conclusione dei tre giorni, lo stesso Pontefice.

        “In questi tempi di incertezza Papa Francesco invita a guardare oltre, a preparare il futuro, e a farlo in modo concreto, con lo sguardo sempre rivolto a chi è più in difficoltà. E i giovani stanno rispondendo a questo invito. Non ci presenteranno dunque un documento, non faranno un trattato su cosa vuol dire ‘Economia di Francesco’, ma prepareranno proposte, ci diranno come vogliono impegnarsi e di quale aiuto hanno bisogno” ha spiegato suor Smerilli, Professore Ordinario di Economia Politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” e Consigliere di Stato della Città del Vaticano.

        Uno dei temi centrali dell’Economia di Francesco, ha rilevato la religiosa, è “la rivalutazione della cura (care) all’interno della società e dell’economia, come chiave per modellare il futuro, insieme al bisogno di uno sguardo più femminile e di una maggiore partecipazione delle donne per una economia e una finanza più inclusive”.

        Ma per perseguire questo cambio di approccio il Papa non propone una ricetta pronta che i giovani devono solo seguire: piuttosto, come la religiosa stessa ha osservato: “‘Economia di Francesco’ significa innanzitutto giovani, speranza e concretezza. Non è invitare i giovani a diffondere un messaggio, ma è chiedere loro di contribuire a costruirlo”. Perché, conclude, “i giovani sono un ‘presente’ (e non solo futuro), che va ascoltato”.

        L’iniziativa di ““The Economy of Francesco” si è sviluppata a seguito dell’invito che il Santo Padre ha inviato il 1° maggio 2019 a economisti, studenti, imprenditori ed imprenditrici under 35, ed era previsto dal 26 al 28 marzo 2020, in presenza, ad Assisi; tuttavia, a seguito dell’emergenza Covid-19 è stato posticipato dal 19 al 21 novembre in diretta streaming.

        L’organizzazione dell’evento in versione online consentirà a tutti i giovani iscritti (2.000 da 120 Paesi) di partecipare all’incontro. E i 12 villaggi tematici inizialmente previsti in presenza ad Assisi sono stati trasformati in sessioni di lavoro online che i giovani hanno portato avanti già in questi mesi. Essi sono: lavoro e cura; management e dono; finanza e umanità; agricoltura e giustizia; energia e povertà; profitto e vocazione; politiche per la felicità; CO2 della disuguaglianza; business e pace; Economia è donna; imprese in transizione; vita e stili di vita.

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        • Papua Nuova Guinea – Don Valeriano Barbero, “l’avventuriero di Dio”
          Papua Nuova Guinea – Don Valeriano Barbero, “l’avventuriero di Dio”

          (ANS – Port Moresby) – Può stupire che, quando racconta l’avvio della sua lunga vicenda missionaria, don Valeriano Barbero, missionario salesiano italiano, la descriva anzitutto come desiderio di avventura. Si trovava nelle Filippine, un Paese a metà strada fra l’arretratezza economica e la globalizzazione industriale, quando emerse la richiesta ai salesiani della regione di aprirsi alla frontiera di Papua Nuova Guinea.

          Partito con due confratelli, il filippino don Fernandez Rolando e lo jugoslavo Giuseppe Kramar, aveva salutato Manila nel giorno della Festa nazionale. Ed era il giorno del Cuore Immacolato di Maria, “il miglior presagio” come ancora adesso ricorda don Barbero.

          Si incamminò fra foreste di palme e acque paludose senza brandire il crocifisso: anzitutto doveva entrare in rapporto con la gente così com’era, farsene amico, conoscere la loro cultura. Non si era proposto di battezzare interi villaggi, ma di cercare le tracce di Dio nei singoli, di scoprirne il modo di ragionare e una possibile predisposizione all’annuncio cristiano.

          “Non ho convertito nessuno” afferma facendo il bilancio dei suoi anni fin qui trascorsi a Papua Nuova Guinea. In realtà ha dissodato un terreno perché al momento giusto il seminatore potesse intervenire.

          La realtà affrontata non è semplice: case nelle palafitte, foresta avara di prodotti commestibili, presenza di un alimento-droga che crea conseguenze sulla salute, gli squali in mare, l’assenza di strutture medico-sanitarie prossime… E anche a livello sociale la situazione non è facile: gli abitanti dei villaggi si fanno risucchiare dai vortici delle grandi città; le persone sono disposte ad aiutare se ne hanno un tornaconto; la stessa proposta religiosa viene valutata con criteri di utilità materiale...

          Come missionario, cioè autentico annunciatore del Regno di Dio, don Barbero è impegnato ad ascoltare, attendere, parlare alle singole coscienze quando si apre qualche spiraglio. E condivide tutto con la popolazione locale: si è preso la malaria come la maggior parte della gente, mangia scatolame come pasto unico, ha condiviso spazi dove non arriva l’energia elettrica e l’acqua è carica di batteri… Non essendosi mai rifiutato di dare la mano o un abbraccio a un lebbroso ha contratto anche lui malattia di Hansen, con danni collaterali ai nervi ancora molto presenti oggi nei piedi, tanto da fargli dire che sono il dolore dei chiodi di Gesù in croce.

          La prima opera alla quale mise mano è un Centro di Formazione Professionale che, a distanza di anni, è diventato un fiore all’occhiello del sistema formativo in tutto l’arcipelago. Nella capitale, Port Moresby, ha voluto che fosse visibile anche la presenza della Madonna con un santuario dedicato a Maria Ausiliatrice per ricordare che tutto è iniziato sotto la sua protezione.

          Ha festeggiato i 40 anni di missione a Papua Nuova Guinea la scorsa estate, mentre si trovava nella sua Novara, dove è ancora bloccato per motivi di salute. Ma vuole tornare nella sua terra di elezione al più presto, appena le disposizioni contro la pandemia glielo consentiranno.

          Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.missionidonbosco.org 

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          • Repubblica Democratica del Congo – Premio d’eccellenza a don Albert Kabuge, Ispettore AFC, per la lotta a Covid-19
            Repubblica Democratica del Congo – Premio d’eccellenza a don Albert Kabuge, Ispettore AFC, per la lotta a Covid-19

            (ANS – Lubumbashi) – Il Ministero della Salute della Provincia dell’Alto Katanga, in collaborazione con l’ONG “Dynamique Internationale des Activistes des Droits Humains” (DIADH), ha consegnato il mese scorso, nella Sala dell’Ipnosi di Lubumbashi, un premio d’eccellenza a don Albert Kabuge, SDB, Superiore dell’Ispettoria salesiana “Maria Assunta” dell’Africa Centrale, per il suo impegno nella lotta a Covid-19.

            Nell’accogliere questo diploma di merito, don Kabuge ha sottolineato che il riconoscimento va esteso a tutta l’Ispettoria AFC e alla Famiglia Salesiana nella Repubblica Democratica del Congo, che si è mossa come un corpo unico nella lotta al coronavirus. Sin dal mese di marzo 2020, infatti, la Famiglia Salesiana locale si è impegnata in diverse iniziative di sensibilizzazione, di solidarietà e assistenza volte a salvare vite umane e ad aiutare quanti sperimentavano più duramente le conseguenze della pandemia.

            Come atto di riconoscimento per questa missione svolta dai Figli di Don Bosco in questo difficile periodo, la DIADH e il Ministero della Salute hanno omaggiato l’opera salesiana in questi termini: “Questo diploma di merito è attribuito a don Albert Kabuge, Rappresentante legale dei Salesiani di Don Bosco in Africa Centrale AFC-RDC, per il suo prezioso contributo alla Repubblica Democratica del Congo in generale e alla Provincia dell’Alto Katanga in particolare, per il suo impegno, la sua dedizione alla sensibilizzazione e il suo contributo nella lotta contro Covid-19. A testimonianza di ciò, questo premio gli viene assegnato in riconoscimento della sua disponibilità al servizio della nazione congolese”.

            Oltre a questo premio, in questo 2020 don Albert Kabuge ha ricevuto altri due omaggi pubblici: un premio per la leadership giovanile e per la diffusione dello spirito missionario, consegnati dall’organizzazione “Congo Avenir”, il 18 luglio 2020, e dal “Sindacato della Gioventù per il Lavoro e la Democrazia” (SYJED, in francese), sempre a settembre 2020.

            “Questi premi e ancor più le iniziative portate avanti insieme sono un richiamo per tutta la Famiglia Salesiana di AFC a ringraziare tutti i benefattori che hanno accompagnato le nostre azioni di assistenza a chi ha sofferto. Ora spetta a tutti noi continuare a sensibilizzare la popolazione a vivere con prudenza” ha commentato da parte sua don Kabuge.

            {gallery}AFC - Premi a don Kabuge - 2020{/gallery}

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            • Guatemala – Nuove case e qualcosa da mangiare: il dono salesiano per i poveri di San Benito
              Guatemala – Nuove case e qualcosa da mangiare: il dono salesiano per i poveri di San Benito

              (ANS – San Benito) – La missione salesiana di San Benito, nel Dipartimento del Petén, in Guatemala, è sempre in fermento, anche in tempo di pandemia. L’azione sociale coordinata dai missionari ha riguardato sia la donazione di case, sia quella di viveri ai più bisognosi.

              Grazie all’ONG “FUNDEPAZ” e alla collaborazione di don Fernando Echeverri, i salesiani sono riusciti anche quest’anno a consegnare delle nuove case a famiglie povere che vivevano in condizioni davvero estreme. Sono stati in totale 20 le abitazioni nuove di zecca che sono state tirate su e donate ai bisognosi.

              “C’è una cosa che ho notato e che mi ha particolarmente colpito – racconta il missionario salesiano italiano don Giampiero De Nardi –: vedere gli uomini piangere nel momento in cui gli si consegnava la casa. In una società maschilista come quella guatemalteca, dove all’uomo è proibito piangere, perché è un segno di debolezza, vedere un uomo piangere è qualcosa di davvero forte”.

              E sicuramente il cambio da passare a case fatte di lamiera, plastica e legno ad una casa vera è stato percepito come un regalo immenso.

              “La seconda cosa che mi ha colpito – prosegue il missionario – è stato vedere alcune famiglie a cui è stata donata la casa che vi piantavano dei fiori davanti. Per la casa precedente non lo avevano fatto, ma la casa nuova è un dono prezioso e va impreziosito con i fiori. È un segno interessante del fatto che la loro vita è cambiata”.

              Un altro progetto della parrocchia portato avanti in questi tempi di pandemia è stata la donazione di borse di viveri, realizzata grazie a delle donazioni di “Misiones Salesianas”, la Procura Missionaria salesiana di Madrid, e dell’ONG “Canadian Food for Children”.

              In questo modo, sono stati offerti aiuti umanitari per quattro mesi ad oltre 100 famiglie povere nel territorio della parrocchia, soprattutto anziani e vedove, che molto spesso vengono abbandonate dai figli al loro destino.

              Ormai sono circa sette mesi che il paese è in lockdown, e i generi di prima necessità stanno diventando sempre più cari. Per questo il gruppo della parrocchia che prima andava a distribuire i viveri all’ospedale ora sta aiutando a preparare le borse con gli alimenti.

              {gallery}Guatemala - San Benito Peten 2020{/gallery}

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              • Italia – Avviato il progetto “Labs to learn”
                Italia – Avviato il progetto “Labs to learn”

                (ANS – Torino) – L’Associazione Giovanile Salesiana “Per Il Territorio” avvia il nuovo progetto “Labs to Learn” – un progetto finanziato dall’Impresa Sociale “Con i Bambini” a valere sul bando del 2018 “Un passo avanti” –, che si prefigge di contrastare la dispersione scolastica e prevenire la povertà educativa. Come? Incrementando il numero dei giovani con difficoltà che assolvono l’obbligo scolastico, accedono alla formazione superiore e/o all’inserimento lavorativo e avviando un percorso di crescita personale secondo le proprie inclinazioni e aspirazioni. Il progetto è rivolto a circa 1.140 minori e adolescenti tra gli 11 e i 17 anni e alle rispettive famiglie, nelle città di Alessandria, Bra, Casale Monferrato, Vercelli e Torino.

                “Labs to Learn” è un progetto ambizioso, perché si propone di validare modalità innovative e non convenzionali per favorire l’apprendimento, sviluppare le competenze trasversali, rinforzare le reti di prossimità, e concorrere alla costruzione di comunità educanti propositive e consapevoli.

                Il progetto muove dall’esperienza degli oratori e dei Centri di Formazione Professionale salesiani per proporre un’alleanza educativa con gli altri enti della comunità, con l’obiettivo di sperimentare percorsi di inclusione non convenzionali.

                La situazione contingente data dalla pandemia ha amplificato la sfida educativa già ricca di stimoli e densa di ostacoli.

                Il progetto propone:

                Metodo di Studio: percorsi di rinforzo del metodo di studio nelle classi 1° delle 9 scuole secondarie di I° grado partner;

                Maker Lab: percorsi di integrazione alla didattica in orario scolastico e laboratori extrascolastici all’interno di spazi innovativi per l’apprendimento esperienziale allestiti negli Oratori (coding, game design, realtà virtuale, stampa 3D e l’imparare facendo);

                Work Lab: percorsi di formazione e accompagnamento al lavoro destrutturati di 100 ore, progettati, gestiti e realizzati dai formatori della formazione professionale, dall’impresa, con un accompagnamento educativo dedicato;

                Community Lab: percorsi di attivazione di comunità e generatività sociale per costruire reti di prossimità ed alleanze educative con gli enti del territorio, coinvolgendo i minori e le relative famiglie.

                Nelle prossime settimane, le diverse azioni cominceranno a prendere forma, al fine di offrire ai nostri ragazzi maggiori occasioni per sperimentare se stessi e crescere insieme.

                Scopri i dettagli del progetto 

                • ICP ITALIA CIRCOSCRIZIONE SPECIALE PIEMONTE E VALLE D'AOSTA
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