Traducir
English French German Italian Portuguese Russian Spanish
ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Italia – Amazzonia: contraddizioni, lacerazioni e profetismo, in vista del Sinodo dei Vescovi 2019
    Italia – Amazzonia: contraddizioni, lacerazioni e profetismo, in vista del Sinodo dei Vescovi 2019

    (ANS – Roma) – I popoli dell’Amazzonia chiedono più attenzione di parte della Chiesa e anche dei governi. Papa Francesco, sensibile a questa tematica, ha indetto per il mese di ottobre 2019 un Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica dal titolo: “Amazzonia, nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Da parte sua la Famiglia Salesiana intende contribuire alla preparazione in vari modi, tra cui un percorso di riflessione, che ha già avuto inizio.

    Nella Facoltà di Teologia della Università Pontificia Salesiana (UPS) di Roma, giovedì 11 ottobre, si è svolto il “Seminario sull’Amazzonia. Contraddizioni, lacerazioni e profetismo. Uno sguardo verso il Sinodo dei vescovi 2019”, organizzato congiuntamente dalla Facoltà di Teologia di quell’università, il Dicastero per le Missioni Salesiane e la Postulazione per le Causa dei Santi della Famiglia Salesiana.

    “Ovviamente quando si tratta dell’argomento Amazzonia è in gioco anche il lavoro della Chiesa: non si tratta soltanto della biodiversità, o della diversità di culture, ma soprattutto dello scopo della presenza della Chiesa in quel contesto” ha spiegato nell’occasione il prof. Damásio Medeiros SDB, Decano della Facoltà.

    Da parte sua, il prof. Antonino Colajanni, Docente di Antropologia sociale all’Università di Roma “La Sapienza”, ha manifestato che “quasi tutti gli ordini religiosi si stanno concentrando nella preparazione del Sinodo. L’esperienza della foresta è un’esperienza fondamentale perché ci fa tornare a una visione integrale e globale dell’uomo come membro di una comunità, ma in un contesto ambientale”.

    Don Juan Bottasso SDB, docente dell’Università Politecnica Salesiana di Quito, Ecuador, mentre ha esortato ad avere una visione integrale della Amazzonia, ha presentato una proposta ai Figli spirituali di Don Bosco: “I salesiani possono presentare al Sinodo due grandi icone, due grandi simboli, due paradigmi di quello che può essere l’azione tra gli indigeni: don Rodolfo Lunkenbein, martire salesiano in Brasile, che coscientemente, sotto minaccia, sapendo a che cosa si esponeva, è andato, pieno di vita e di gioventù, incontro alla morte per difendere il territorio, insieme al catechista indigengo Simão Bororo; e don Luis Bolla, padre ‘Yánkuam’ come veniva chiamato dagli indigeni che serviva, gli Achuar, in Ecuador e Perù”.

    Don Bolla, ha aggiunto don Bottasso, ha rappresentato un vero modello di accompagnamento salesiano: “Non è andato là dicendo ‘poveri selvaggi, mi sacrifico per insegnarvi qualcosa’. Piuttosto dicendo: ‘voi avete tanto da insegnarmi. Però neanche la vostra cultura è perfetta. Vengo a camminare in mezzo a voi, con voi, perché l’assedio che vi circonda è terribile e io voglio accompagnarvi’. Lo chiese come un favore. Non è il missionario che va come un padrone, che va a dettare legge, che va cambiare i costumi. È il missionario che va imparare, a scoprire il perché di certe forme culturali, con amore, con allegria”, ha manifestato don Bottasso.

    Gli interventi successivi sono stati quelli del prof. Jorge Lachnitt, dell’Università Salesiana “Don Bosco” di Campo Grande, Brasile, che ha parlato di “Evangelizzazione, promozione umana, martirio”, nel contesto amazzonico; e quello di don Pier Luigi Cameroni, Postulatore Generale delle Cause dei Santi della Famiglia Salesiana, che ha tracciato nel dettaglio il profilo missionario e spirituale di don Rodolfo Lunkenbein (1939-1975), a partire dal suo motto: “Sono venuto per servire e dare la vita”.

    Al seminario tenuto all’UPS seguiranno altri passi: una prima fase avrà luogo nel prossimo novembre a Manaus, nel centro dell’Amazzonia, con i missionari salesiani che lavorano in quel contesto, insieme a diversi vescovi, studiosi e ricercatori, i quali approfondiranno in maniera peculiare il tema del Sinodo. Mentre all’inizio del mese di febbraio 2019 è già programmato a Roma un Convegno Internazionale in cui si ascolteranno molte voci: quelle dei responsabili delle comunità amazzoniche, la voce ecclesiale e anche quella del mondo accademico. “Verranno dall’America Latina a condividere questa ricca realtà: per la Chiesa, ma soprattutto per i popoli che vivono lì e per tutto il mondo” ha concluso don Medeiros.

    • Italia
    • UPS
    • Missioni
    • Sinodo per la regione Panamazzonica
    • Rodolfo Lunkenbein


    • Vaticano – Sinodo, Don Á.F. Artime: “Essere un vero padre o madre per i ragazzi è uno dei grandi servizi che si deve continuare a dare”
      Vaticano – Sinodo, Don Á.F. Artime: “Essere un vero padre o madre per i ragazzi è uno dei grandi servizi che si deve continuare a dare”

      (ANS – Città del Vaticano) – Tra gli ospiti invitati al briefing quotidiano per i giornalisti che seguono il Sinodo dei Vescovi sui giovani, nella giornata di lunedì 22 ottobre, è intervenuto anche il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime. Il clima dell’assemblea, le richieste dei giovani, le attese sul documento finale e i luoghi in cui dare loro delle risposte… sono alcuni dei temi trattati nel suo rapido intervento.

      Presso la Sala Stampa Vaticana il Rettor Maggiore ha esordito ricordando l’episodio – da lui presentato anche ai padri sinodali – del suo incontro con alcuni giovani colombiani che non sapevano nulla né del Sinodo, né dei Vescovi. Don Á.F. Artime ha voluto sottolinearlo per rimarcare che il Sinodo non deve rivolgersi ad un élite di giovani, ma a tutti i giovani, nella loro realtà concrete.

      Quindi ha evidenziato “il senso di universalità del Sinodo”, qualcosa cui il Rettor Maggiore è abituato grazie alla sua esperienza nei Capitoli Generali della Congregazione; e tuttavia il Sinodo offre uno sguardo ancora più ampio. In tal senso, ha aggiunto, va evitato il rischio di una visone eccessivamente euro-centrica o relative al solo mondo occidentale; ma si è detto anche fiducioso che il testo finale saprà rendere conto di tutta la ricchezza presentata.

      Rispondendo ad una domanda su questo tema, ha aggiunto che dalle statistiche presentate al Sinodo è emerso come i giovani d’Europa siano quelli con meno speranza e fiducia verso il futuro; e anche questo è un dato su cui doversi necessariamente confrontare.

      In particolare il Rettor Maggiore ha insistito sulla necessità della testimonianza: “La voce dei giovani ci risveglia… I giovani ci hanno chiesto di avere il coraggio della testimonianza”. Ma essa non riguarda solo vescovi o sacerdoti, perché, ha aggiunto: “C’è bisogno di adulti testimoni anche oltre gli uomini di Chiesa, perché nel mondo c’è una grande mancanza di paternità e maternità”.

      In vista del cammino futuro con i giovani, Don Á.F. Artime ha ribadito che l’azione della Chiesa verso i giovani deve sapersi articolare attraverso i tanti canali a disposizione: “Dobbiamo continuare a dare risposte, non solo nelle parrocchie… Ci sono scuole, oratori, centri giovanili, case di accoglienza per ragazzi di strada... La visione è più ampia: in questi spazi, che mi sono familiari come salesiano, si può realizzare una vera e autentica, matura e sana, maternità e paternità. A volte un educatore è amico, o deve essere un fratello per i ragazzi… Ma essere un vero padre o madre per i ragazzi è uno dei grandi servizi che si deve continuare a dare”.

      • Vaticano
      • Rettor Maggiore
      • Sinodo sui Giovani
      • Ángel Fernández Artime


      • Ghana – “Mai più schiave. Libere di crescere”. Il progetto di beneficenza della Corsa dei Santi 2018
        Ghana – “Mai più schiave. Libere di crescere”. Il progetto di beneficenza della Corsa dei Santi 2018

        (ANS – Ashaiman) – In Ghana, come in molti paesi africani, il traffico di bambini è una realtà diffusa. I Salesiani provano a contrastarlo, attraverso opere come il “Child Protection Centre” di Ashaiman. Proprio quest’opera è la beneficiaria del progetto di solidarietà della XI “Corsa dei Santi”, la manifestazione sportiva che si svolge a Roma il 1° novembre, Solennità di Ognissanti, con partenza e arrivo davanti alla Basilica di San Pietro.

        Nei villaggi più poveri e isolati del Ghana, i più colpiti da fenomeni come la desertificazione e i cambiamenti climatici, dove l’economia di sussistenza non basta più, tante famiglie scelgono di affidare i loro figli a persone che promettono di occuparsene. Da quel momento in poi, di tanti bambini si perdono le tracce.

        Alcuni, i più fortunati, finiscono nelle maglie del lavoro minorile. I minori col destino peggiore sono le ragazzine: documenti falsi alla mano, grazie all’aiuto di agenzie conniventi con gruppi criminali, partono alla volta dei Paesi del Golfo, dove vengono sfruttate in lavori umili, spesso subendo abusi sessuali.

        Per rispondere al bisogno di offrire aiuto ai minori intercettati dalla polizia e sottratti al traffico e allo sfruttamento, nel 2014 i Salesiani hanno aperto ad Ashaiman il “Child Protection Centre”: una struttura di accoglienza dove vengono ospitati bambini e bambine tra i 6 e i 17 anni, ai quali viene data la possibilità di seguire un percorso di riabilitazione e quando possibile il reinserimento familiare. Il centro salesiano è al tempo stesso rifugio, famiglia, scuola. In una parola: futuro.

        Attraverso i fondi che verranno raccolti grazie agli SMS e alle telefonate solidali – dal 29 ottobre al 3 novembre al 45530 – in occasione della XI “Corsa dei Santi”, si vuole ampliare il bacino di utenza del centro, offrendo anche alle ragazze più grandi, di età compresa tra i 14 e i 20 anni, la possibilità di un percorso di accoglienza, riabilitazione, formazione e ricongiungimento familiare.

        L’attività si articola in una serie di interventi:

        • Intercettazione di 100 ragazze vittime di traffico e tratta nelle baraccopoli e alle frontiere del Paese, tramite ricerche personalizzate per verificare le reali condizioni di ciascuna;
        • Accoglienza di 50 ragazze per 12 mesi presso il “Child Protection Centre”: per i primi 3 mesi seguiranno un percorso riabilitativo e successivamente una formazione professionale in pasticceria, estetica, sartoria o bigiotteria;
        • Ricerche per rintracciare la famiglia di origine e per il reinserimento familiare, quando possibile;
        • Accompagnamento sociale e psicologico per la famiglia;
        • Erogazione di un micro-credito per avviare una piccola attività generatrice di reddito;
        • Formazione della famiglia affinché supporti la propria figlia nella realizzazione della sua attività;
        • Campagne di sensibilizzazione contro il traffico e lo sfruttamento minorile, attraverso materiale divulgativo e incontri con i leader del mercato di Accra, i leader tradizionali e le famiglie delle beneficiarie.

        Per maggiori informazioni sul progetto, visitare il sito: www.missionidonbosco.it 

        Per maggiori informazioni sulla manifestazione sportiva, visitare il sito: www.corsadeisanti.it 

        • Ghana
        • AFW
        • Giovani a Rischio Sociale
        • Ragazze
        • Corsa dei Santi
        • Missioni Don Bosco


        • Vaticano – Sinodo, il Rettor Maggiore: “Tutti i giovani sono i nostri giovani”
          Vaticano – Sinodo, il Rettor Maggiore: “Tutti i giovani sono i nostri giovani”

          (ANS – Città del Vaticano) – Accoglienza e prossimità ai giovani, con un’attenzione speciale a quelli delle comunità immigrate. Su questi punti si è concentrato l’intervento del Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, al Sinodo dei Vescovi.

          Santo Padre, riceva innanzitutto la mia profonda e sincera gratitudine per il dono che offre alla Chiesa attraverso questo Sinodo. Senza dubbio un tempo di Grazia e Presenza dello Spirito Santo.

          Comincio dicendovi che ho immaginato il tema del Sinodo come una piramide. Alla base, ci sono TUTTI I GIOVANI. A metà strada, i giovani in cammino verso la Fede; e all’apice, i giovani in discernimento vocazionale, al quale certamente giungono molti meno giovani.

          Permettetemi di raccontarvi cosa mi è capitato l’altro ieri. All’uscita da qui, nel pomeriggio, due giovani, di circa 26 o 28 anni, mi hanno detto in spagnolo. “Scusami, potresti dirci perché ci sono persone che escono vestite con delle fasce colorate addosso e qualcosa sopra la loro testa…?”

          Ho capito subito che conoscevano poco o nulla della Chiesa e dei suoi Pastori. Ho intuito che non sapevano cosa fosse un vescovo. Così gli ho spiegato cosa stavamo facendo qui. Ho detto loro che il Papa aveva convocato molte persone per pensare ai giovani, e che anche i giovani stanno partecipando.

          Mi hanno chiesto se potevano vedere il Papa, perché sarebbero stati contenti di incontrarlo. E perché lo ritengono un “uomo buono con tutti”.

          Ho notato anche che avevano degli anelli alle dita. Gli ho chiesto se erano fidanzati o già sposati. Mi hanno detto che erano sposati e che avevano un bambino di tre anni. Ho chiesto loro quale fosse il nome di loro figlio e il loro volto si è illuminato. “Si chiama Julian”. Gli ho fatto i miei migliori auguri e ho salutato questi amici colombiani.

          E nel mio cuore è risuonata forte la convinzione: anche questi sono i nostri giovani! TUTTI I GIOVANI SONO I NOSTRI GIOVANI. Non ci sono giovani dentro e giovani fuori.

          Penso che dobbiamo trasmetterlo al mondo: che la Chiesa e i suoi Pastori sentono tutti i giovani del mondo come i SUOI GIOVANI, I NOSTRI GIOVANI, perché nessuno deve sentirsi escluso. Essi devono sentire che li accogliamo, indipendentemente dalla loro situazione e dalle loro storie di vita.

          Una seconda cosa. Visitando le presenze salesiane nel mondo, ho visto molte chiese nelle diocesi piene perché erano riempite dai GIOVANI IMMIGRATI E DALLE LORO FAMIGLIE.

          L'ho visto a Vancouver, Toronto e Montreal, l’ho visto in California e in Nuova Zelanda; a Melbourne e, senza andare troppo lontano, nella mia nativa Spagna (con migliaia e migliaia di fratelli latinoamericani), e in Italia (con migliaia di filippini a Roma e Torino).

          E mi ripeto la stessa cosa: questi sono i nostri giovani, con le loro famiglie, che peraltro portano anche aria fresca di Fede alle nostre Chiese, proprio mentre il rifiuto, la paura, l’intolleranza e la xenofobia crescono nelle nostre nazioni.

          Ed è per questo che penso che parlando dei giovani come Chiesa vuol DIRE UNA PAROLA FORTE, DECISA e CORAGGIOSA IN LORO FAVORE IN TUTTE LE NAZIONI DELLE NOSTRE CHIESE LOCALI, proprio come Papa Francesco fa per l’intera Chiesa Universale. Perché questi giovani immigrati sono ancora più fragili di tutti gli altri. Vogliamo osare farlo?

          Infine, i nostri giovani dovrebbero sentirci dire che GLI VOGLIAMO BENE, e che VOGLIAMO FARE UN PERCORSO DI VITA E DI FEDE INSIEME A LORO. I nostri giovani devono sentire la nostra presenza AFFETTIVA ed EFFICACE in mezzo a loro. Devono sentire che non vogliamo né dirigere le loro, né dettare come dovrebbero vivere, ma che vogliamo condividere con loro il meglio che abbiamo: Gesù Cristo, il Signore. Devono sentire che siamo qui per loro e, se ce lo permettono, per condividere la loro felicità e le loro speranze, le loro gioie, i loro dolori e le loro lacrime, la loro confusione o la loro ricerca di senso, la loro vocazione, il loro presente e il futuro.

          Devono sentire che GLI STIAMO SUSSURRANDO DIO. Forse non raggiungeremo un’ortodossia e una ortoprassi straordinarie, ma sentiranno, attraverso la nostra piccola intermediazione, che Gesù LI AMA E SEMPRE LI ACCOGLIE. Allora tutto sarà valso la pena.

          • Vaticano
          • Rettor Maggiore
          • Ángel Fernández Artime
          • Sinodo sui Giovani
          • Migranti
          • Giovani


          • Israele – Nuovamente profanato il cimitero cattolico di Beit Jemal
            Israele – Nuovamente profanato il cimitero cattolico di Beit Jemal

            (ANS – Beit Jemal) – Il cimitero cattolico annesso al convento salesiano di Beit Jemal, presso la città israeliana di Beit Shemesh, a ovest di Gerusalemme, è stato nuovamente profanato. Mercoledì 17 ottobre i Salesiani della comunità hanno ritrovato ben 28 tombe con le croci sepolcrali abbattute. Tristemente, non è la prima volta che accade.

            Già nel 2013, una bomba incendiaria era stata lanciata contro una porta del convento e slogan blasfemi erano stati scritti sulle mura del complesso. L'area cimiteriale era stata poi presa di mira nel dicembre 2015, quando ignoti assalitori avevano divelto le croci delle tombe e distrutto alcune statue.

            Mentre poco più di un anno fa, a settembre del 2017, ignoti vandali avevano attaccato la chiesa di Santo Stefano, sempre nello stesso complesso della comunità di Beit Jemal, distruggendo statue e vetrate e gettando all’aria gli arredi sacri.

            “È motivo di rammarico e di rabbia vederci di nuovo impegnati a condannare tali atti criminali, ripetuti molte volte negli ultimi anni” ha affermato in un comunicato l’Assemblea degli Ordinari cattolici della Terra Santa.

            La polizia israeliana, da parte sua, ha riferito di aver avviato indagini.

            Mentre la reazione della comunità salesiana di fronte a questo nuovo avvenimento è quella utilizzata dallo stesso Gesù sulla croce. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” hanno manifestato i Figli spirituali di Don Bosco. I quali, comunque, nonostante il ripetersi dei gesti vandalici e degli attacchi ai luoghi sacri, hanno manifestato anche la volontà di voler continuare a restare in loco e a servire la comunità locale.

            {gallery}Beit Jemal - Profanazione 2018{/gallery}

            • Israele
            • MOR
            • Violenze


            • Vaticano – Sinodo, mons. Virgilio do Carmo, SDB: “Qual è il segno che dobbiamo lasciare?”
              Vaticano – Sinodo, mons. Virgilio do Carmo, SDB: “Qual è il segno che dobbiamo lasciare?”

              (ANS – Città del Vaticano) – Un messaggio a favore dell’ascolto e dell’empatia verso i giovani da parte di un vescovo timorense, ossia proveniente da un Paese, Timor Est, dove i giovani sotto i 25 anni rappresentano la maggioranza della popolazione, ma dove l’ascolto normalmente viene solo richiesto ai giovani, da parte degli adulti e degli anziani. È quanto ha portato al Sinodo dei Vescovi mons. Virgilio do Carmo da Silva, SDB, vescovo di Dili, la capitale del Paese.

              In questi giorni del Sinodo in Vaticano siamo benedetti da questa bella esperienza di viaggiare insieme come Chiesa, per "ascoltare" la realtà dei giovani di oggi. Ci siamo chiesti “Qual è la mia relazione con i giovani che stanno lasciando la mia parrocchia o diocesi? Li vedo o sono invisibili per me?” O altre domande come: “Cosa vogliono i giovani da noi?”.

              I giovani hanno bisogno di qualcuno che li ascolti; vogliono ricevere fiducia; vogliono risposte alle loro domande; vogliono parlare nel loro “linguaggio giovanile” - semplicemente perché non sono il problema, ma in qualche modo anche le vittime.

              Il nostro Santo Padre Papa Francesco nelle sue osservazioni conclusive per la prima parte degli interventi ha ricordato ai Padri sinodali tre parole chiave:

              -      “Ascolto”. Per la Chiesa la parola “ascoltare” è una realtà “teo-logica” non solo “pedagogica”.

              -      “Empatia”, richiesta come atteggiamento verso i giovani.

              -      Il Principio teologico “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo” (Mt 21,42). Pertanto, solo ascoltando i giovani possiamo scoprire la verità in loro, la bellezza e la bontà di Dio in loro.

              Solo attraverso l’ascolto siamo in grado di andare oltre, per scoprire il fuoco della Pentecoste nel cuore dei giovani, che stanno cercando Gesù, e noi dobbiamo mostrare loro Gesù. In verità i giovani cercano coloro che li accompagnano. Questo è un appello a molte buone guide spirituali – cioè a coloro che possono camminare insieme ai giovani. C’è un proverbio egiziano che dice: “Meglio per me sentirmi benvenuto, piuttosto che avere un pezzo di pane”. “Nell’accompagnamento i giovani non sono attratti solo dai buoni esempi, ma soprattutto dagli esempi che attirano e catturano” (Enzo Bianchi).

              Vorrei concludere quest’intervento con la citazione di uno dei padri sinodali: “Veniamo in questo mondo non per rimanere nella nostra zona di comfort, ma per lasciare un segno! E ora che stiamo lentamente arrivando alla fine del Sinodo, ci chiediamo: qual è il segno che dobbiamo lasciare?”.

              Fonte: AustraLasia

              • Vaticano
              • Sinodo sui Giovani
              • Vescovi
              • Virgilio do Carmo


              • Vaticano – Il “sogno” di suor Smerilli (FMA) al Sinodo: una Chiesa profetica, trasparente e credibile in economia
                Vaticano – Il “sogno” di suor Smerilli (FMA) al Sinodo: una Chiesa profetica, trasparente e credibile in economia

                (ANS – Città del Vaticano) – Al briefing per i giornalisti che seguono il Sinodo dei Vescovi sui giovani ieri, 18 ottobre, ha preso parte anche suor Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice, che partecipa al Sinodo come uditrice. La religiosa - docente di Economia presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici organizzate della Conferenza Episcopale Italiana - nei suoi interventi ha dato conto di quanto anche la dimensione economica ed ecologica siano presenti ai lavori sinodali.

                La religiosa della Famiglia Salesiana nella Sala Stampa vaticana ha manifestato: “Un sogno che spero di vedere realizzato è una Chiesa profetica” dove “anche la dimensione economica sia vissuta con trasparenza e credibilità”.

                Quindi ha proseguito: “Non possiamo parlare di povertà e dimostrare poca attenzione ai temi dell’ambiente. Altrimenti generiamo nuove povertà, e queste le pagano i giovani … Economia ed ecologia hanno la stessa radice. Non si può ascoltare il grido dei poveri, e dei giovani tra i poveri, senza ascoltare il grido della terra, perché sono lo stesso grido”.

                Sull’impegno diretto della Chiesa in questo campo la religiosa allarga lo sguardo: “I giovani hanno bisogno di opportunità, e non di assistenzialismo. La Chiesa può fare di più. Può mettere a disposizione beni, ma anche l’esperienza di molti. Nuovi monasteri, bozzetti di nuova civiltà, dove si sperimentano anche nuove forme di economia e lavoro, e dove i giovani possano trascorrere un anno della loro vita, come passaggio tra la famiglia e una vita adulta”.

                Anche a motivo della presentazione, appena il giorno precedente, del rapporto della Caritas Italiana sulla povertà nel Paese, la religiosa ha indicato: “In Italia si sta verificando questo: per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, l’incidenza della povertà assoluta e delle persone che vivono in questa condizione, e non hanno i mezzi necessari per vivere in società, è più alta tra i giovani fino a 34 anni che tra gli anziani… Tra i poveri assoluti in Italia uno su due è giovane e minorenne”.

                Tuttavia la ricetta che la religiosa propone per uscire da questa situazione è valida a livello universale: “Questo stato di cose non si cambia se non abbracciamo la prospettiva della sostenibilità”.

                E la Chiesa può dare il buon esempio: “Se tutta la Chiesa iniziasse a vivere questa prospettiva economica, daremo un contributo per ridurre le nuove povertà. Se gli investimenti finanziari si spostassero verso ciò che è sostenibile, piuttosto che finanziare imprese o Stati che colludono con il commercio ad esempio di armi… Se usciamo da questo sinodo convinti di una conversione in questo senso, i giovani ci ringrazieranno”.

                • Vaticano
                • FMA Figlie di Maria Ausiliatrice
                • Economia
                • Ambiente
                • Creato
                • Giovani
                • Povertà


                gototop