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ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • RMG – Un vero salesiano, un vero missionario: don Antonio César Fernández
    RMG – Un vero salesiano, un vero missionario: don Antonio César Fernández

    (ANS – Roma) – Agli occhi di Dio ogni creatura ha lo stesso, inestimabile valore; ma per noi esseri umani, per quanto ci sforziamo, è comunque più triste e doloroso quando a venirci sottratta è una persona che conoscevamo, che apprezzavamo. Don Antonio César Fernández, SDB, negli anni ha lasciato molti bei ricordi anche tra i Salesiani della Sede Centrale Salesiana e nella redazione di ANS.

    Don Eusebio Muñoz, Delegato del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana, è stato tra i più intimi amici e collaboratori di don Fernández. Nati nello stesso paese, a Pozoblanco, hanno frequentato lo stesso liceo e hanno compiuto il noviziato ad un anno di distanza. Don Muñoz fu il primo a verificare il discernimento missionario di don Fernández, quando questi, nei primi anni ’80, manifestò il suo desiderio di andare a servire i giovani africani. Qualche anno più tardi, in qualità di Ispettore, fu sempre don Muñoz ad assegnare a don Fernández l’incarico di Maestro dei Novizi in quella regione d’Africa.

    “Era un uomo di eccezionale bontà e di grande intelligenza, convinto della sua vocazione – ricorda don Muñoz –. Quando studiavamo nella comunità di Ronda i compagni di corso dicevano che a lui bastava una settimana per fare quello per cui a loro serviva un anno”.

    “Era consapevole dei rischi che correva – continua don Muñoz –. Una volta mentre ero andato in visita alle comunità africane venimmo fermati insieme da alcuni miliziani, che ci minacciarono e aggredirono. Ma lui voleva restare lì e mi ripeteva: ‘In Europa non ci torno’. Condivideva tutto con i giovani africani: dormiva per terra, beveva l’acqua dai ruscelli… Non c’era verso di farlo cambiare, voleva testimoniare ai giovani la sua donazione completa”.

    Anche don Martín Lasarte, del Settore per le Missioni, ha collaborato in diverse occasioni con don Fernández, per organizzare alcuni eventi nella regione Africa e Madagascar. “Ha trasmesso il carisma salesiano agli africani, in qualità di Maestro dei Novizi per 10 anni ha formato generazioni di Salesiani africani. E oggi non è un caso se l’Ispettore di AFO è autoctono”.

    “Era felice, la sua era una vita realizzata nel servizio ai giovani – continua don Lasarte –. Il servizio e la disponibilità erano i suoi tratti distintivi. Se gli chiedevamo delle traduzioni era sempre pronto, e anche per organizzare, preparare… Aveva già detto di sì alla richiesta di accompagnare il Corso di Orientamento per i Missionari della 150° Spedizione Missionaria, nel prossimo mese di settembre”.

    Nel 2011 rilasciò anche un’intervista ad ANS per parlare delle difficoltà sociali in Costa d’Avorio. Pure in quell’occasione testimoniò la sua concreta attenzione verso la popolazione bisognosa, i rifugiati, le persone più fragili… E ci parlò anche dell’impegno suo personale e dei salesiani per promuovere il dialogo interreligioso.

    “Lavorare con lui era una gioia – conclude don Muñoz –. Come mi hanno scritto anche altre persone che lo conoscevano, sono convinto che abbia perdonato anche i suoi assassini”.

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    • RMG – Lettera del Rettor Maggiore a motivo dell’uccisione di don Antonio César Fernández, SDB
      Don Antonio César Fernández, alla destra di don Horacio López, Segretario del Rettor Maggiore, in occasione della Visita di Don Ángel Fernández Artime all'Ispettoria Africa Occidentale Francofona (AFO)

      (ANS – Roma) – Ai miei Confratelli Salesiani. Alla Famiglia Salesiana nel mondo. Miei cari confratelli: sono appena arrivato a Roma, Sacro Cuore, direttamente dall’Irlanda, dove ho concluso la visita all’Ispettoria “San Patrizio” con sede a Dublino, e subito mi metto in comunicazione con tutti voi.

      Lo faccio per la dolorosissima notizia ricevuta alcune ore fa, la notte scorsa (tra venerdì e sabato, NdR), quando ci hanno informato che il nostro confratello missionario salesiano Antonio César Fernández, missionario in Africa dal 1982, è stato assassinato ieri (15 febbraio, NdR), alle ore 15:00 locali, con 3 colpi di arma da fuoco, durante un attacco jihadista avvenuto a quaranta chilometri dalla frontiera sud del Burkina Faso. Fortunatamente, altri due confratelli che erano con lui sono sopravvissuti all’assalto. Provenivano da Lomé (Togo), dove avevano celebrato la prima sessione del Capitolo Ispettoriale dell’AFO (Ispettoria Africa Occidentale Francofona).

      Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente.

      Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano.  Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco.

      Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo (alcuni di essi Salesiani e membri della nostra Famiglia Salesiana). 

      Vi invito a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.

      Riposa in pace, caro César.

      Fratelli, continuiamo più uniti che mai nel servizio al Popolo di Dio e dei giovani più poveri. Il male non ha mai l’ultima parola. La Risurrezione del Signore ce lo ha dimostrato e continua a essere vero, pur nel dolore, che il Signore trasforma tutte le cose. 

      Un grande abbraccio e la preghiera di tutti noi per l’eterno riposo di don Antonio César.

      La nostra affettuosa vicinanza sia anche per la sua famiglia e i suoi cari a Pozoblanco (Spagna) e nei luoghi in cui vivono, alla cara Ispettoria AFO alla quale apparteneva, e a quella “Maria Ausiliatrice” (SMX) in Spagna, dove aveva imparato ad amare Don Bosco fino a vivere come lui. 

      Con vero affetto,

      D. Ángel Fernández A., SDB

      Rettor Maggiore

      {gallery}AFO - Don C.A. Fernandez con RM{/gallery} 

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      • Brasile – Compie 10 anni il volontariato missionario realizzato dagli studenti di Medicina
        Brasile – Compie 10 anni il volontariato missionario realizzato dagli studenti di Medicina

        (ANS – Meruri) – Gli studenti di Medicina della Facoltà di Scienze Mediche di Santos, Stato di San Paolo, hanno effettuato la decima spedizione del Progetto Accademico di Assistenza alle Popolazioni Indigene (PAAPI) dal 15 al 25 gennaio. Nato nel 2009 con l’obiettivo di fornire assistenza sanitaria di base, raccogliere dati sulle visite domiciliari e promuovere azioni di medicina preventiva, il progetto ha riunito, in questa edizione, 34 volontari per promuovere la salute e la solidarietà nei villaggi di Meruri (cultura Bororo) e Sangradouro (cultura Xavante). Il progetto è indipendente e finanziato dagli studenti stessi, con le entrate frutto di promozioni ed eventi.

        Accompagnati dalla dr.ssa Marcella Rolim, exallieva salesiana, i futuri medici hanno allestito un ambulatorio nei villaggi per prendersi cura della popolazione e parlare loro di assistenza sanitaria generale e di igiene personale. Circa 7.000 medicinali e 600 kit per l’igiene sono stati consegnati dai volontari nei due villaggi. Le donne incinte e i bambini hanno ricevuto anche vitamine e la dottoressa ha poi esaminato le persone che riscontravano problemi specifici.

        “Abbiamo compiuto delle visite domiciliari, in cui abbiamo realizzato l’anamnesi e gli esami fisici a tutti coloro che ci hanno accolto; abbiamo chiesto loro cosa sentivano, se avevano qualche dolore, la propria storia clinica, misurato la pressione e registrato la glicemia dei diabetici e di chi aveva sintomi compatibili con il diabete. Abbiamo tenuto conferenze nella missione salesiana, su malattie come l’ipertensione e il diabete, sulla depressione e l’alcolismo. Ogni giorno abbiamo anche giocato con i bambini e offerto la merenda, dopo la quale si lavavano i denti con i kit igienici che abbiamo portato” ha raccontato l’allieva dottoressa Cindy Buchmann, che coordina il progetto con i suoi colleghi Silvana Nardi, Bruna Bossi, Julie Kinoshita e Maria Eduarda Bormann. Tutta l’organizzazione precedente il viaggio è stata a cura degli allievi Natália Santana e Rafaela Saragiotto.

        Quest’anno, per la prima volta, la dr.ssa Rolim ha partecipato al progetto come medico specializzato. Aveva già fatto la spedizione missionaria nel 2014, come allieva medico, al quarto anno di studi. “Ho conosciuto il progetto grazie agli amici della facoltà e mi sono innamorata. Quando sono arrivata nei villaggi, ho avuto un’altra sorpresa: essere accolta in una Missione Salesiana! Una felice coincidenza, perché ho studiato tutta la mia vita in una scuola salesiana e sono stata felice di poter restituire tutti gli insegnamenti e i valori che mi hanno aiutato nella mia formazione e mi hanno permesso di arrivare dove sono oggi”.

        Secondo la studentessa Daniela Saad, gli allievi partono con la missione di trasmettere conoscenze alle popolazioni indigene, ma sono loro che si portano a casa una lezione di vita. “Il PAAPI ci dà dieci giorni per aiutare nel miglior modo possibile le popolazioni indigene del Mato Grosso, ma la verità è che questi pochi giorni sono già sufficienti per farci imparare a dare più valore alle nostre vite. Che lezione di vita, gratitudine ed emozione!” ha affermato.

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        • Burkina Faso - Assassinato il missionario salesiano don Antonio César Fernández
          Burkina Faso - Assassinato il missionario salesiano don Antonio César Fernández

          (ANS - Ouagadougou) - È sempre l’ora dei martiri. Una morte tragica ha colpito la Congregazione Salesiana in Africa. L’amato confratello don Antonio César Fernández, dell’Ispettoria AFO (Africa Occidentale Francofona), è stato colpito a morte in un agguato teso da assassini jihadisti, dopo le 15:00 di ieri, venerdì 15 febbraio 2019.

          Il tragico episodio si è verificato a 40 chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. Don Fernández  stava tornando nella sua comunità di Ouagadougou (Burkina Faso) insieme ad altri due salesiani sopravvissuti all'assalto, dopo aver partecipato a Lomé (Togo) alla prima sessione del Capitolo ispettoriale di quella Provincia. L’auto dei tre confratelli è stata fermata dopo la dogana di Cincassé. Don César è stato separato dagli altri due confratelli e crivellato di colpi dai terroristi che poi sono fuggiti. Si parla anche dell'uccisione di quattro doganieri.

          Antonio César Fernández era nato 72 anni fa a Pozoblanco, in Spagna, il 7 luglio 1946, era salesiano da 55 anni e sacerdote da 46. Si era offerto come missionario in diversi paesi africani dal 1982. Il suo primo incarico era stato a Lomé (Togo) e attualmente era responsabile della comunità salesiana di Ouagadougou, in Burkina Faso.

          Preghiamo per il suo eterno riposo. Aveva offerto la sua vita per l’Africa e la sua offerta è stata accettata pienamente. Chiediamo a lui di pregare con noi per questa sua Ispettoria, dove è arrivato con il primo gruppo di missionari a Lomé (Togo). Fu anche fondatore della parrocchia Maria Ausiliatrice, primo Maestro dei Novizi per 10 anni.

          Questo attentato fa parte dell'ondata di violenza che affligge il Burkina Faso dal 2015, in un contesto che ha visto un'impennata della minaccia terroristica nelle ultime settimane dopo la quinta Conferenza dei capi di Stato del G5 del Sahel, di cui il paese ha la presidenza di turno.

          Che il Signore risorto accolga con tenerezza don Fernández con tutti coloro che hanno dato la loro vita alla missione salesiana, e che Maria Ausiliatrice, che tanto amava, lo accolga con l'affetto della Buona Madre del Cielo.

          In rete è disponibile un video in cui don Fernández parla della sua vocazione: https://youtu.be/IXWqjBxgdfw  

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          • Irlanda – Visita d’Animazione del Rettor Maggiore per i 100 anni di presenza salesiana
            Irlanda – Visita d’Animazione del Rettor Maggiore per i 100 anni di presenza salesiana

            (ANS – Maynooth) – Sono giorni di grande attività quelli che sta trascorrendo il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, in Irlanda. Accompagnato dal suo Segretario, don Horacio López, e dal Consigliere per la regione salesiana Europa Centro e Nord, don Tadeusz Rozmus, il X Successore di Don Bosco ha già visitato diverse opere simbolo dell’opera educativa salesiana nella terra di San Patrizio.

            Dopo l’arrivo all’aeroporto di Shannon, nella serata del 12 febbraio, e il successivo momento di fraternità presso la casa salesiana di Pallaskenry, nella giornata di mercoledì 13 Don Á.F. Artime si è aperto con gli allievi più piccoli dell’istituto, presso il santuario di Maria Ausiliatrice, in un contesto di preghiera, riflessione, condivisione, musica e gioia. Subito dopo, le celebrazioni sono continuate con gli studenti più grandi, per terminare infine con l’incontro con i docenti e gli educatori del Liceo Salesiano e dell’Istituto Agrario – ai quali il Rettor Maggiore ha manifestato il proprio apprezzamento e incoraggiamento a continuare il lavoro per e con i giovani.

            Nel pomeriggio, dopo essersi congedato dalla comunità di Pallaskenry tra due ali di allievi festanti disposti ai due lati della strada, il X Successore di Don Bosco ha raggiunto il centro di Milford, dove si è radunato con il Consiglio dell’Ispettoria.

            La seconda giornata completa della sua Visita d’Animazione in Irlanda, ieri, 14 febbraio, il Rettor Maggiore l’ha aperta presiedendo l’Eucaristia per la comunità salesiana e scolastica. Al termine della celebrazione, festosa e contrassegnata anche dalla consegna di alcuni doni, Don Á.F. Artime ha rivolto alcune parole al consiglio parrocchiale e ai responsabili della scuola salesiana.

            Successivamente, il Rettor Maggiore si è recato al “Killeshin Hotel” di Portlaoise, dove ha incontrato tutti i Salesiani dell’Ispettoria irlandese. “È stata l’occasione per condividere un momento speciale, nel quale non solo abbiamo celebrato i 100 anni di presenza salesiana in Irlanda, ma anche diversi anniversari importanti di alcuni confratelli, in un clima di festa e condivisione”, hanno testimoniato i Salesiani presenti.

            Infine il Rettor Maggiore è stato portato a Maynooth, una città a circa 20 km ad ovest di Dublino, dove, nel bel mezzo dell’Università, i Salesiani hanno la loro casa e la loro comunità. Là Don Á.F. Artime ha incontrato numerosi giovani adulti e partecipato ad una serata festosa, iniziata con l’accoglienza e una breve presentazione della storia di Don Bosco, e proseguita con un momento di preghiera e di adorazione eucaristica.

            La serata, contrassegnata da una gioiosa festa giovanile, con canti, balli, danze, condivisione, si è conclusa con il pensiero della “buona notte” salesiana da parte del Rettor Maggiore.

            Tutte le foto sono disponibili su ANSFlickr

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            • Argentina – Gli Exallievi d’America stanno con Papa Francesco
              Argentina – Gli Exallievi d’America stanno con Papa Francesco

              (ANS – Buenos Aires) – Le federazioni degli Exallievi/e di Don Bosco e delle Exallieve ed Exallievi delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) del continente americano hanno redatto e firmato un documento in cui esprimono il loro sostegno al pontificato di Francesco, che li entusiasma per il Sinodo dei Vescovi sulla gioventù, la GMG di Panama, e il prossimo vertice anti-pedofilia. “Viviamo in un contesto ecclesiale unico e irripetibile per i giovani”, affermano.

              di Lucas Schaerer

              Il carisma salesiano, a 131 anni dalla “nascita al Cielo” di Don Bosco, trova la sua continuità in Papa Francesco. Questo processo è rivendicato da laici e laiche della realtà salesiana nel continente americano, attraverso un documento in cui mettono insieme il Rettor Maggiore, responsabile della seconda maggiore Congregazione maschile al mondo, e il primo Papa latinoamericano della storia, di radice salesiana e poi ordinato sacerdote nella Compagnia di Gesù.

              L’opera di Don Bosco si è sviluppata in Argentina, primo Paese del primo continente al di fuori dell’Europa ad esserne raggiunto; in queste “società aride – esprimono i laici delle realtà salesiane – ci ha insegnato a servire gli altri e a generare processi, piuttosto che occupare spazi, come afferma l’Evangelii Gaudium” proseguono gli Exallievi/e di Paraguay, Argentina, Bolivia, Perù, Puerto Rico, Repubblica Dominicana, Cuba, El Salvador, Guatemala, Honduras, Haiti, Canada, Cile, Uruguay e Stati Uniti.

              Gli Exallievi e le Exallieve dei due istituti della Famiglia Salesiana ritengono che il recente Sinodo, “dall’indubbio sapore salesiano” e la presenza “effettiva e affettiva”, ha notato il desiderio dei giovani di essere ascoltati e accompagnati mentre circolano lungo le moderne “autostrade della vita” a velocità che spesso non permettono di prestare grande attenzione “agli altri”.

              Per le federazioni di Exallievi/e di Don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice d’America “non siamo alla deriva: navighiamo sotto la guida dell’Ausiliatrice, con le tasche vuote, lontani dalle tentazioni del diavolo, senza sensazionalismo o superficialità”. Per questo chiedano ai Salesiani che diventino “motori generatori di tendenze nell’attuale era digitale, curando il nostro caro carisma in ogni dettaglio”.

              E per approfondire l’empatia con i giovani viene sottolineata la necessità di accompagnare “le generazioni dei Millennials e Z”.

              Fonte: La Stampa

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              • Brasile – Aperta una “capsula del tempo” del 1954 in una vecchia scuola salesiana
                Brasile – Aperta una “capsula del tempo” del 1954 in una vecchia scuola salesiana

                (ANS - Campinas) – Lo scorso 31 gennaio, in occasione della festa di Don Bosco, è stata una giornata di ansiosa attesa presso l’opera sociale “São João Bosco” di Campinas: gli exallievi del semiconvitto “São João”, insieme ai responsabili e al personale dell’opera sociale “São João Bosco”, si sono incontrati per l’apertura di una “capsula del tempo” – una bottiglia inserita nel piedistallo di un busto di Don Bosco – sigillata nel 1954.

                Il manufatto storico era una sorta di leggenda locale: il semiconvitto “São João” venne fondato nel 1909 e ha offerto i suoi servizi scolastici e i pasti a generazioni di studenti di diverse classi sociali fino al 1994, anno in cui il centro è stata convertito in un’opera di assistenza sociale. Si diceva sempre che nel busto di Don Bosco era conservata una “capsula del tempo”, ma non c’erano registri o dati ufficiali in grado di confermare questa storia.

                Poi, nel pomeriggio del 31 gennaio scorso, gli exallievi del “São João”, insieme ai membri dell’attuale opera sociale “São João Bosco” si sono riuniti per iniziare le commemorazioni per i 110 anni del centro (festeggiamenti che raggiungeranno il culmine nel prossimo giugno) e hanno proposto di scoprire cosa ci fosse dentro la “capsula del tempo”.

                Così, dopo la celebrazione dell’Eucaristia, l’attuale Direttore dell’opera sociale, don Orivaldo Voltolini, e l’ex Direttore del semiconvitto “São João”, hanno aperto la cavità dove si trovava la capsula del tempo. Angélica Barbosa, storica e coordinatrice dell’opera, e Luís Monteiro, restauratore del patrimonio dell’istituto, hanno guidato le diverse fasi della procedura, assicurando che i documenti e gli oggetti venissero trattati con tutte le cure necessarie. Alla fine è stata estratta la capsula: una bottiglia di vetro piena di documenti storici dell’istituzione, una copia del giornale Diário do Povo del 17 marzo 1954 e una pellicola fotografica.

                All’interno della bottiglia c’erano anche i messaggi degli studenti, una nota della zecca spagnola, uno scapolare, alcuni elementi della vita scolastica quotidiana, una tessera dell’oratorio, un registro con i voti degli studenti, una descrizione dell’opera all’epoca, e i nomi del direttore del semiconvitto, del sindaco della città e persino del Papa in carica nel 1954.

                Con la “capsula del tempo” è tornata alla luce una parte della storia salesiana di Campinas e del suo servizio all’educazione dei giovani.

                {gallery}Brasile - Capsula del tempo{/gallery}

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