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ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Gran Bretagna – “Valdocco Project”: vacanze per giovani rifugiati e richiedenti asilo
    Gran Bretagna – “Valdocco Project”: vacanze per giovani rifugiati e richiedenti asilo

    (ANS – Londra) – La Pastorale Giovanile Salesiana dell’Ispettoria della Gran Bretagna (GBR) sta sviluppando un nuovo progetto per offrire l’opportunità di una vacanza ai giovani rifugiati e richiedenti asilo di età compresa tra i 14 e i 17 anni. Il “Valdocco Project” si ispira al carisma salesiano e prende il nome dal luogo in cui Don Bosco iniziò a dare speranza e gioia ai giovani emarginati.

    Il progetto intende così dare risposta agli appelli di Papa Francesco alla compassione verso i rifugiati e richiedenti asilo e “riconoscere e accogliere il Signore Gesù tra i più piccoli e vulnerabili”; inoltre risponde anche agli inviti del Rettor Maggiore alla Famiglia Salesiana in Europa a cercare modalità pratiche per offrire assistenza in merito alla crisi dei rifugiati, prestando “particolare attenzione ai minori non accompagnati e ai giovani”.

    L’esclusione, l’incertezza e, purtroppo, l’ostilità, hanno gravi ripercussioni soprattutto sui giovani rifugiati e richiedenti asilo, che possono rimanere intrappolati nelle nuove società e con limitate possibilità per ricostruirsi una vita. Una vacanza, da parte sua, può offrire un senso di libertà e di normalità, cioè quello che i giovani rifugiati e richiedenti asilo raramente provano.

    L’équipe di Pastorale Giovanile salesiana di GBR si è riunita a novembre per iniziare a pianificare e sviluppare tale progetto, che si prevede avrà luogo effettivamente dal 3 al 10 agosto 2019 a Liverpool.

    Danny Sweeney, uno dei membri dell’équipe, ha dichiarato: “Per questo programma pilota abbiamo pensato a Liverpool perché è una delle aree del Regno Unito in cui i richiedenti asilo spesso restano dispersi dopo aver presentato inizialmente la loro domanda di accoglienza. Essendo questa una nuova area per la nostra Pastorale Giovanile Salesiana, quest’esperienza ci permetterà di radicarci in una comunità locale, e anche, speriamo, di incoraggiare il contatto con le famiglie, oltre che con i giovani che parteciperanno”.

    Un sostegno al radicamento all’interno della comunità verrà dai membri locali della Famiglia Salesiana che sono coinvolti nelle scuole o che lavorano direttamente con i giovani richiedenti asilo della zona.

    L’équipe di volontari e organizzatori è davvero intenzionata a raggiungere questi giovani, la cui infanzia è stata sconvolta dalla guerra e dalle persecuzioni, e che hanno subito il trauma di dover fuggire dalle loro case per giungere in uno posto straniero, dove l’accoglienza nei loro confronti spesso è incerta.

    Danny ha visto con i suoi occhi la situazione e il trattamento dei giovani richiedenti asilo al confine con il Regno Unito, presso Calais, mentre lavorava come volontario: “Mi sono convinto ancor più che è disperatamente necessaria una risposta più accogliente e compassionevole. Con la nostra équipe di Pastorale Giovanile non siamo in grado di cambiare le politiche nazionali, ma abbiamo l’esperienza e le capacità per offrire ai giovani la possibilità di evadere un po’ dal loro quotidiano, di divertirsi, di incontrare nuovi amici e trascorrere del tempo con gli animatori salesiani”.

    I responsabili del “Valdocco Project” sperano che esso abbia effetti a lungo termine, fornendo delle basi ai giovani rifugiati e richiedenti asilo “per costruire la propria vita in modo positivo e per potersi inserire responsabilmente nella società”, come prescrive il Quadro di Riferimento della Pastorale Giovanile Salesiana.

    D’altra parte, come recita lo stesso testo, “l’opzione per i giovani poveri e abbandonati e a rischio è stata al centro della Famiglia Salesiana e delle sua attività dal tempo di Don Bosco fino ad oggi”.

     

    (ANS – Londra) – La Pastorale Giovanile Salesiana dell’Ispettoria della Gran Bretagna (GBR) sta sviluppando un nuovo progetto per offrire l’opportunità di una vacanza ai giovani rifugiati e richiedenti asilo di età compresa tra i 14 e i 17 anni. Il “Valdocco Project” si ispira al carisma salesiano e prende il nome dal luogo in cui Don Bosco iniziò a dare speranza e gioia ai giovani emarginati.

    Il progetto intende così dare risposta agli appelli di Papa Francesco alla compassione verso i rifugiati e richiedenti asilo e “riconoscere e accogliere il Signore Gesù tra i più piccoli e vulnerabili”; inoltre risponde anche agli inviti del Rettor Maggiore alla Famiglia Salesiana in Europa a cercare modalità pratiche per offrire assistenza in merito alla crisi dei rifugiati, prestando “particolare attenzione ai minori non accompagnati e ai giovani”.

    L’esclusione, l’incertezza e, purtroppo, l’ostilità, hanno gravi ripercussioni soprattutto sui giovani rifugiati e richiedenti asilo, che possono rimanere intrappolati nelle nuove società e con limitate possibilità per ricostruirsi una vita. Una vacanza, da parte sua, può offrire un senso di libertà e di normalità, cioè quello che i giovani rifugiati e richiedenti asilo raramente provano.

    L’équipe di Pastorale Giovanile salesiana di GBR si è riunita a novembre per iniziare a pianificare e sviluppare tale progetto, che si prevede avrà luogo effettivamente dal 3 al 10 agosto 2019 a Liverpool.

    Danny Sweeney, uno dei membri dell’équipe, ha dichiarato: “Per questo programma pilota abbiamo pensato a Liverpool perché è una delle aree del Regno Unito in cui i richiedenti asilo spesso restano dispersi dopo aver presentato inizialmente la loro domanda di accoglienza. Essendo questa una nuova area per la nostra Pastorale Giovanile Salesiana, quest’esperienza ci permetterà di radicarci in una comunità locale, e anche, speriamo, di incoraggiare il contatto con le famiglie, oltre che con i giovani che parteciperanno”.

    Un sostegno al radicamento all’interno della comunità verrà dai membri locali della Famiglia Salesiana che sono coinvolti nelle scuole o che lavorano direttamente con i giovani richiedenti asilo della zona.

    L’équipe di volontari e organizzatori è davvero intenzionata a raggiungere questi giovani, la cui infanzia è stata sconvolta dalla guerra e dalle persecuzioni, e che hanno subito il trauma di dover fuggire dalle loro case per giungere in uno posto straniero, dove l’accoglienza nei loro confronti spesso è incerta.

    Danny ha visto con i suoi occhi la situazione e il trattamento dei giovani richiedenti asilo al confine con il Regno Unito, presso Calais, mentre lavorava come volontario: “Mi sono convinto ancor più che è disperatamente necessaria una risposta più accogliente e compassionevole. Con la nostra équipe di Pastorale Giovanile non siamo in grado di cambiare le politiche nazionali, ma abbiamo l’esperienza e le capacità per offrire ai giovani la possibilità di evadere un po’ dal loro quotidiano, di divertirsi, di incontrare nuovi amici e trascorrere del tempo con gli animatori salesiani”.

    I responsabili del “Valdocco Project” sperano che esso abbia effetti a lungo termine, fornendo delle basi ai giovani rifugiati e richiedenti asilo “per costruire la propria vita in modo positivo e per potersi inserire responsabilmente nella società”, come prescrive il Quadro di Riferimento della Pastorale Giovanile Salesiana.

    D’altra parte, come recita lo stesso testo, “l’opzione per i giovani poveri e abbandonati e a rischio è stata al centro della Famiglia Salesiana e delle sua attività dal tempo di Don Bosco fino ad oggi”.

     

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    • Brasile – “Questo dimostra che il nostro lavoro a favore dell'educazione e delle popolazioni indigene è stato significativo”: il Rettor Maggiore alle autorità.
      Brasile – “Questo dimostra che il nostro lavoro a favore dell'educazione e delle popolazioni indigene è stato significativo”:  il Rettor Maggiore alle autorità.

      (ANS – Cuiabá) – Don Ángel Fernández Artíme, Rettor Maggiore dei Salesiani, X Successore di Don Bosco, ha avuto il suo primo incontro nel centro polisportivo del Collegio Salesiano di San Gonçalo mercoledì 24 aprile e ha ricevuto dalla città di Cuiabá una medaglia che simboleggia i 300 anni di fondazione della città stessa.

      Centinaia di studenti salesiani, partecipanti in progetti sociali, collaboratori della scuola, l'intera comunità di Cuiabá, gente dei villaggi dell'interno, nella mattinata hanno accolto padre Angel. Lo attendeva una colorata danza e spettacoli culturali degli studenti salesiani e del gruppo Flor Ribeirinha, che hanno mostrato al X Successore di Don Bosco la storia e la cultura della presenza salesiana nel Mato Grosso.

      Il sindaco Emanuel Pinheiro con la moglie Márcia Pinheiro hanno celebrato, mercoledì 24 aprile, insieme ai fedeli della Chiesa Cattolica, il 125° anniversario dell'arrivo dei primi missionari salesiani a Cuiabá. La data è stata ricordata con una Messa di ringraziamento nel Santuario di Nostra Signora Ausiliatrice, alla presenza del Rettor Maggiore dei Salesiani del Brasile, P. Angel Fernandez Artíme,

      Il Sig. Pinheiro e la signora Márcia hanno reso omaggio al Rettor Maggiore con la medaglia commemorativa dei 300 anni, dichiarando che "si sente onorato di far parte di un'altra importante pietra miliare che riassume la storia dei 300 anni della capitale e di poter ringraziare i salesiani per il loro contributo allo sviluppo di Cuiabá".

      "Con un fecondo lavoro nel campo dell'educazione e anche per la difesa dei popoli indigeni, stanno aiutando a far crescere persone migliori, dando più accesso all'inclusione sociale.... Per questo non potevamo non presentare questa medaglia al Rettor Maggiore e ringraziarlo per tutto ciò che ci è già stato donato. La gratitudine è ciò che portiamo nei nostri cuori per voi", ha detto il signor Pinheiro.

      Don Ángel Fernández Artime ha ringraziato per l'incontro e si è detto molto felice per l’accoglienza della gente di Curitiba. "Sono anche grato per il riconoscimento e gli omaggi ricevuti. Questo dimostra che il nostro lavoro a favore dell'educazione istruzione e delle popolazioni indigene è stato significativo", ha sottolineato il Rettor Maggiore.

      Alla celebrazione hanno partecipato anche il governatore Mauro Mendes e la sua Signora, Virginia Mendes, che hanno presentato al successore di don Bosco la decorazione dell'"Ordine al Merito del Mato Grosso".

       

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      • Eritrea – L’impegno dei Salesiani e del VIS per i giovani bisognosi
        Eritrea – L’impegno dei Salesiani e del VIS per i giovani bisognosi

        (ANS – Asmara) – I salesiani sono presenti in Eritrea dal 1995 e si sono stabiliti in primo luogo a Dekemhare, una cittadina a 2060 metri sul livello del mare, a circa 40 km a sud-est della capitale Asmara. Nel 1996 il governo eritreo donò ai Figli spirituali di Don Bosco un lotto di terra, che, pure in un territorio desertico, ha visto nascere ogni anno nuove piante, nuove costruzioni e nuove attività, tutte concentrate su un unico obiettivo: l’accoglienza dei giovani più poveri e la loro formazione.

        A Dekemhare è così sorta la scuola tecnica “Centro Don Bosco”, che oggi forma gratuitamente circa 400 allievi ogni anno, ai quali, grazie anche al sostegno del governo, viene offerto pure il vitto. Essa offre anche attività ricreative per i bambini e corsi di recupero scolastico.

        Inoltre, per migliorare la qualità dell’insegnamento, dal 2001, i salesiani insieme all’ONG “Volontariato Internazionale per lo Sviluppo” (VIS) organizzano corsi di aggiornamento per gli insegnanti, sia quelli del Centro Don Bosco e sia quelli di tutte le altre scuole tecniche del Paese.

        Nel 2017, poi, i salesiani e il VIS hanno avviato quella che si appresta a diventare la seconda scuola tecnica salesiana in Eritrea, attualmente denominata semplicemente “Skill Development Center” (Centro per lo Sviluppo delle Competenze), che sorge a Barentù, verso il Sudan, in una zona isolata e bisognosa di sviluppo.

        Come tipico della tradizione salesiana, queste proposte educative vengono rivolte in primo luogo ai giovani più bisognosi, quelli che hanno lasciato gli studi e che rischierebbero altrimenti di restare ai margini della vita sociale.

        Attraverso gli otto indirizzi formativi del centro di Dekemhare e i due del centro di Barentù, i ragazzi poveri possano avere una buona educazione, per poter poi trovare un lavoro.

        Al di là dell’impegno nell’educazione, Salesiani e VIS si dedicano anche a favorire lo sviluppo e l’autonomia delle comunità locali promuovendo la realizzazione di pozzi d’acqua, una condizione fondamentale in una terra spesso soggetta alla siccità e alle carestie. In questo senso, i giovani della scuola tecnica vengono formati anche a mantenere e riparare i pozzi.

        In questa fase di distensione tra Etiopia e Eritrea, con la riapertura dei confini dopo una guerra latente durata molti anni, la popolazione eritrea guarda con ottimismo al futuro: finalmente Eritrei ed Etiopi si sono potuti riabbracciare, in Eritrea sono arrivate nuove mercanzie e si è registrato un generale abbassamento dei prezzi.

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        • Brasile – Il Rettor Maggiore a Campo Grande: “Il mio cuore è veramente felice di essere in mezzo a voi”
          Brasile – Il Rettor Maggiore a Campo Grande: “Il mio cuore è veramente felice di essere in mezzo a voi”

          (ANS – Campo Grande) – Ieri, 23 aprile, è stata una giornata storica per i Salesiani di Brasile-Campo Grande (BCG), per l’arrivo nell’Ispettoria del X Successore di Don Bosco, Don Ángel Fernández Artime. Accolto dai salesiani e dai gruppi della Famiglia Salesiana all’aeroporto internazionale, il Rettor Maggiore ha risposto a tutti con un sorriso cordiale e un atteggiamento di paternità, nonostante le 10 ore di volo.

          Ad attenderlo all’aeroporto internazionale “Antonio João” di Campo Grande, uno dei maggiori aeroporti del Paese, c’erano l’arcivescovo emerito, mons. Vitorio Pavanello, SDB; l’Ispettore di BCG, don Gildásio Mendes; il suo Vicario, don Elías Roberto; il Delegato ispettoriale per la Pastorale Giovanile, don Wagner Luis Galvão; insieme a giovani in formazione, salesiani di Campo Grande, Figlie di Maria Ausiliatrice, Suore dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, coordinatori locali dell’Associazione di Maria Ausiliatrice, Salesiani Cooperatori e Volontarie di Don Bosco.

          “Penso che saranno giorni molto ricchi, di grande vicinanza, con molta animazione, molto ascolto, molta condivisione. Il mio cuore è veramente felice in questo momento di essere in mezzo a voi”, ha sottolineato il X Successore di Don Bosco.

          Nel corso di questa settimana, il Rettor Maggiore parteciperà alle celebrazioni per i 125 anni dell’Ispettoria salesiana, visitando le opere salesiane di Cuiabá, Barra do Garças e Meruri; quindi ritornerà a Campo Grande giovedì 25, dove rimarrà fino a sabato 27.

          Fitta l’agenda del Rettor Maggiore per questi giorni, in primo luogo con i Salesiani di Don Bosco, ma anche con i giovani e la Famiglia Salesiana. Oggi, 24 aprile, Don Á.F. Artime incontra i giovani del Movimento Giovanile Salesiano e gli studenti dell’Istituto salesiano “São Gonçalo” di Cuiabá. Successivamente presiede l’Eucaristia nel Santuario di Maria Ausiliatrice, alla presenza del sindaco della città, Emanuel Pinheiro, del Governatore dello Stato di Mato Grosso, Mauro Mendes, e di altre autorità.

          Don Paulo Vendrame, Direttore dell’istituto “São Gonçalo”, da parte sua ha detto che nel Mato Grosso i salesiani animano 21 presenze, ciascuna dotata di parrocchia, opera sociale e un qualche tipo di centro educativo. “I salesiani arrivarono nel Mato Grosso con due obiettivi – ha spiegato –. Da un lato, prendersi cura dell’educazione dei giovani, e dall’altro lavorare in mezzo alle popolazioni indigene. Il Rettor Maggiore viene in un momento importante per noi, poiché festeggiamo il 125° anniversario dell’arrivo dei salesiani nello Stato del Mato Grosso”.

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          • Sri Lanka – Comunicato del Superiore della Visitatoria sul massacro della Domenica di Pasqua
            Sri Lanka – Comunicato del Superiore della Visitatoria sul massacro della Domenica di Pasqua

            (ANS – Dungalpitiya) – A seguito dei tragici attentati avvenuti in Sri Lanka nel giorno di Pasqua, il Superiore della Visitatoria salesiana nel Paese ha diramato oggi, 24 aprile, un comunicato, che di seguito riportiamo.

            Cari amici,

            sono davvero rattristato di dovervi scrivere queste poche righe sugli orribili eventi che si sono svolti la mattina della domenica di Pasqua, 21 aprile 2019, in Sri Lanka. Sebbene probabilmente siete già a conoscenza di una tragedia di proporzioni epiche, vorrei condividere con voi alcune informazioni al riguardo.

            Le devastanti esplosioni – sei alle 8:45 del mattino di Pasqua e poi altre due qualche ora dopo - hanno lasciato l’isola in lutto. Esse hanno interessato la chiesa di Sant’Antonio a Colombo, la chiesa di San Sebastiano nella città costiera occidentale di Negombo e un’altra chiesa nella città orientale di Batticaloa intorno alle 8:45 (ora locale), mentre si stavano recitando le preghiere della domenica di Pasqua. Tre esplosioni sono state segnalate negli hotel a cinque stelle - lo Shangri-La, il Cinnamon Grand e il Kingsbury. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, almeno 45 bambini figurano tra le oltre 359 vittime degli attentati suicidi in Sri Lanka. Tre agenti di polizia sono stati uccisi in un'esplosione durante un’incursione. Almeno 38 dei morti erano stranieri, tra cui cittadini americani, australiani, bengalesi, inglesi, cinesi, danesi, olandesi, indiani, giapponesi, portoghesi, sauditi e turchi.

            L’ufficio del presidente ha dichiarato lunedì (22/4) che a partire dalla mezzanotte sarebbe entrata in vigore la Legge d’Emergenza, dando alla polizia ampi poteri per trattenere e interrogare i sospetti senza un mandato del tribunale. Gli attacchi hanno segnato la fine della calma che perdurava su questa isola dell'Oceano Indiano da quando si concluse l’aspra guerra civile, 10 anni fa.

            Gli attentatori hanno preso di mira affollamenti di persone composti da un gran numero di anziani, donne e bambini. I conteggi ufficiali tengono conto solo di coloro che sono morti o feriti. Non tengono conto però di coloro che sono scomparsi o che potrebbero essere stati lacerati dalle esplosioni a tal punto da non aver lasciato parti del corpo identificabili.

            Le autorità dello Sri Lanka hanno detto che un piccolo gruppo islamista radicale, il National Thowheeth Jama'ath (NTJ), ha effettuato gli attacchi, con l’aiuto del gruppo militante internazionale ISIS. Dopo gli attentati, i servizi di sicurezza dello Sri Lanka hanno arrestato almeno 59 sospetti. Il governo ha iniziato le operazioni di soccorso insieme alle organizzazioni della società civile.

            Non ci sono salesiani o case salesiane che sono stati direttamente colpiti dalla carneficina. Tuttavia dobbiamo ancora valutare se alcuni dei nostri parrocchiani o exallievi siano tra le vittime, uccisi o feriti.

            Voglio ringraziarvi per le vostre preghiere e la vostra vicinanza. A causa della situazione di grande tensione e della limitazione dei movimenti non siamo attualmente in grado di raggiungere le vittime; tuttavia noi salesiani stiamo valutando la situazione insieme alla Chiesa locale e ad alcune ONG per vedere come meglio servire le vittime della tragedia e la Nazione dello Sri Lanka in questo momento di crisi.

            Vi prego di continuare ad accompagnarci con le vostre preghiere e il vostro sostegno affinché la pace prevalga, le vittime siano debitamente assistite e tutti noi possiamo restare uniti di fronte a un male così grande. Vi terrò aggiornati e presto condividerò con voi i nostri piani per andare incontro alle vittime e ai sofferenti.

            Grazie, sinceramente vostro,

            don Joseph Almeida, SDB,

            Superiore della Visitatoria dello Sri Lanka

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            • Sri Lanka – Strage di Pasqua. Papa Francesco: “Tutti condannino questi atti terroristici, atti disumani, mai giustificabili”
              Sri Lanka – Strage di Pasqua. Papa Francesco: “Tutti condannino questi atti terroristici, atti disumani, mai giustificabili”

              (ANS – Dungalpitiya) – 310 vittime e oltre 500 feriti è il bilancio, ancora provvisorio, della carneficina di Pasqua 2019, frutto di numerose esplosioni in diverse chiese e negli hotel frequentati dai turisti. Ancora una volta l’odio e la violenza macchiano di sangue la principale festività cristiana, proprio quella che annuncia la vittoria del Signore sulla morte.

              Le prime sei esplosioni sono avvenute quasi in contemporanea, segno evidente di una regia ben premeditata dietro questi attacchi. Ad essere state colpite sono la chiesa di Sant’Antonio, Santuario Nazionale molto visitato dai pellegrini, sito nella capitale Colombo; quella di San Sebastiano a Negombo, a 30 chilometri di distanza; e una chiesa protestante a Batticaloa, a 250 km a Est della capitale. Gli hotel presi di mira dagli attentatori sono stati invece lo “Shangri-La”, il “Kingsbury” e il “Cinnamon Grand”, dove l’esplosione ha letteralmente spazzato via il piano terra. Successivamente sono stati attaccati un quarto albergo, nella zona dello zoo di Colombo, e una casa di Orugodawatta. Mentre ieri, 22 aprile, è esploso un nuovo ordigno in un furgone lasciato vicino ad una chiesa e la Polizia ha ritrovato 87 detonatori vicino alla principale stazione di autobus della città.

              “Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza. Affido al Signore quanti sono tragicamente scomparsi e prego per i feriti e tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento” è stato il messaggio pronunciato da Papa Francesco dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, nel giorno di Pasqua.

              Il Santo Padre è tornato ad esprimere la sua vicinanza spirituale alla popolazione dello Sri Lanka anche nella giornata di ieri, Lunedì dell’Angelo, a margine del Regina Coeli. “Sono molto vicino al mio caro fratello, il cardinale Malcolm Ranjith Patabendige Don, e a tutta la Chiesa arcidiocesana di Colombo. Prego per le numerosissime vittime e feriti, e chiedo a tutti di non esitare a offrire a questa cara nazione tutto l’aiuto necessario. Auspico, altrettanto, che tutti condannino questi atti terroristici, atti disumani, mai giustificabili”.

              Secondo i dati forniti da “Open Doors”, un’organizzazione che monitora la libertà religiosa nel mondo, da gennaio ad oggi già 4.136 fedeli sono stati uccisi per questioni legate al loro credo, in media 11 al giorno. Inoltre, altri 2.625 sono stati imprigionati. In particolare, si nota un aumento delle pressioni in Asia, Africa e Medio Oriente, che assumono a volte la forma di discriminazioni evidenti, altre quelle di un’emarginazione latente dalla vita sociale.

              In generale, un cristiano su nove nel mondo, è vittima di gravi forme di persecuzione, che vanno da una serie di limiti, fino ai casi più gravi, come la morte.

              La comunità cristiana nel Paese è pari a circa il 7,5% del totale, ed è composta sia da cittadini singalesi, sia tamil. “Rappresenta una comunità ponte che in se stessa riconcilia la società, nel nome di Cristo” come ha twittato padre Antonio Spadaro, SJ.

              In Sri Lanka sono presenti anche i Salesiani, sin dal 1956. Attualmente sono strutturati in una Visitatoria, dedicata a San Giuseppe, e contano 14 case canonicamente erette, con la sede a Dungalpitiya, 99 professi e 7 novizi.

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              • Guatemala – “Gesù, il Waze della mia vita”: un’esperienza unica per guidare i giovani nella loro scelta vocazionale
                Guatemala – “Gesù, il Waze della mia vita”: un’esperienza unica per guidare i giovani nella loro scelta vocazionale

                (ANS – Città del Guatemala) – “Ci troviamo in una situazione, educativa e sociale, dove praticamente il giovane non risponde alle chiamate, ma piuttosto ci sono situazioni di stazionamento nelle decisioni” ha affermato mons. Jorge Carlos Patón Wong, Segretario della Congregazione per il Clero. Quando si fa riferimento al tema vocazionale, e propriamente alla chiamata alla vita sacerdotale, oggi più che mai è necessario educare ai “processi educativi che insegnino ai giovani a decidere”. È per questo motivo che gli incontri vocazionali devono aiutare a concretizzare progetti che favoriscano l’assunzione di decisioni e soprattutto che ascoltino ciò che Dio chiede ai giovani, i quali non devono lasciarsi trascinare dalla paura.

                Moltissimi giovani oggi hanno paura degli impegni, soprattutto se sono impegni per la vita. Per questo motivo il Documento del Sinodo dei giovani sottolinea: “La preoccupazione di molte Chiese per la diminuzione del numero di vocazioni alla pastorale ordinata significa che è necessaria una nuova riflessione sulla vocazione e sulla pastorale vocazionale”.

                È importante incoraggiare i giovani a rispondere con un generoso “sì” alla loro vocazione ed è necessario continuare ad ascoltare quanto il Santo Padre ha detto ai giovani: “Non siate sordi alla chiamata del Signore”, ed è necessario piuttosto concretizzare progetti “che aiutino a prendere decisioni”.

                In questo contesto è bello vedere che in un clima di fraternità e di attesa da parte dei giovani partecipanti, si è svolto presso l’Istituto Don Bosco di Città del Guatemala il I Incontro Vocazionale Nazionale.

                All’incontro hanno preso parte diversi giovani provenienti da tutto il Paese. Per alcuni rappresentava un passo avanti nel processo iniziato qualche mese fa, per altri era la prima volta in quel gruppo; tutti, comunque, hanno avuto una partecipazione attiva.

                Alcuni dei contenuti discussi sono stati: “Ricordo i miei accompagnatori”, un cineforum sul film Cristiada, i cinque valori vocazionali, i livelli della vocazione (umana, cristiana, specifica).

                Durante l’Eucaristia i presenti sono stati invitati a cercare il Signore in tutte le condizioni di vita. Sono stati previsti, inoltre, dei momenti in cui i ragazzi hanno avuto l’opportunità di condividere le loro esperienze nella ricerca dell’opzione di vita che il Signore propone loro.

                L’Equipe Vocazionale Nazionale del Guatemala è stata presente all’appuntamento, con l’obiettivo di orientare i giovani e presentare la sua proposta vocazionale e carismatica.

                Il I Incontro Vocazionale Nazionale, che ha sviluppato il motto “Gesù, il Waze della mia vita” (dal nome di una nota app per la navigazione stradale) è stata un’esperienza unica per guidare i giovani nel loro discernimento e orientamento vocazionale.

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