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ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Brasile – Quarant’anni al servizio delle popolazioni minacciate dai potenti
    Brasile – Quarant’anni al servizio delle popolazioni minacciate dai potenti

    (ANS - Areia Branca) – Da quarant’anni i Salesiani lavorano nella parrocchia dedicata all’Immacolata Concezione di Areia Branca, nello Stato del Sergipe, ed evangelizzano ed educano i giovani attraverso le scuole professionali, gli oratori e le attività sviluppate insieme alla comunità cattolica locale.

    di Danielly Mendonça

    I primi religiosi della Congregazione Salesiana giunsero dall’Italia ad Areia Branca, su invito di mons. Gentil Diniz Barreto, il 18 giugno 1978. Erano don Bernardo Roana, don Brenno Guastalla e il Salesiano Coadiutore Antonio Cibin. All’epoca Areia Branca mancava di infrastrutture necessitava di attività sociali e di formazione catechetica.

    Nel 1979 venne creata una piccola scuola con tre sale, per prevenire e combattere lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti. Negli anni ‘80 i Salesiani ricostruirono la Chiesa di “Nostra Signora dei Navigatori” ed edificarono il centro giovanile “Don Bosco”.

    Nel periodo compreso tra il 1987 e il 1990 vennero realizzati due progetti di grande valore sociale: il “Laboratorio Scuola Don Bosco, che nel corso degli anni ha formato centinaia di giovani, contribuendo enormemente allo sviluppo socio-economico locale, portato avanti in primo luogo dai Salesiani Coadiutori Giovanni Pavan e poi Corrado Camparmò. L’altro grande progetto è stato il “Centro di Educazione Speciale Maria Lauretânia Rolim Bezerra do Vale” (CEESLAUVA), divenuto un punto di riferimento per l’educazione per le persone con disabilità.

    Ad Areia Branca i Salesiani si sono sempre preoccupati delle lotte della popolazione per difendere la loro terra dagli interessi dei grandi latifondisti. Nella Serra do Mel, don Giuseppe Venturelli ha guidato la lotta per il consolidamento degli insediamenti dei coloni e per l’organizzazione di questi attraverso un Gruppo di Studio e di Azione Sociale (GEAS) e la creazione di una Scuola Familiare Agricola.

    A Tibau, l’opera rimasta nella memoria dei cittadini è il centro catechistico che ebbe don Giuseppe Venturelli come ideatore e costruttore.

    A Grossos, oltre alle varie cappelle, nella sede del comune sono visibili: il Centro Catechetico e il Centro Giovanile, il luogo in cui ora opera il Segretariato dell’Assistenza Sociale. Inoltre, sono stati costruiti la Chiesa “de los Coqueiros” e la Cappella Gado Bravo.

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    • Papua Nuova Guinea – L’esperienza missionaria come discernimento
      Papua Nuova Guinea – L’esperienza missionaria come discernimento

      (ANS – Araimiri) – È nel servizio al prossimo che tanti giovani arrivano a interrogarsi sulla propria vocazione e il proprio ruolo nella Chiesa: quello che è uno degli assunti alla base delle riflessioni per il Sinodo dei Vescovi sui giovani, è in primo luogo l’esperienza concreta vissuta da tanti ragazzi e ragazze. Come il chierico salesiano giapponese Philip Neri Tsutsumi, che sta crescendo nel proprio discernimento attraverso un’esperienza di missione ad Araimiri, in Papua Nuova Guinea.

      Sono nato a Fukuoka, in Giappone, nel 1994. Nel 2010 sono diventato un aspirante salesiano e, dopo il noviziato a Chofu, ho emesso la mia prima professione il 19 marzo 2016. Mi sono laureato in Scienze dell’Educazione presso la “Sophia University” di Tokyo a marzo scorso e, poiché da tempo manifestavo il mio desiderio di essere missionario al mio Maestro dei Novizi e poi Ispettore, don Mario Yamanouchi, egli mi ha inviato alla Visitatoria Papua Nuova Guinea-Isole Salomone (PGS) per aiutarmi a discernere la mia vocazione missionaria. Sono stato accolto a braccia aperte a Papua lo scorso 5 aprile.

      Al mio arrivo ho avuto 2 settimane di orientamento culturale nella casa Ispettoriale di Port Moresby. Don Alfred Maravilla, il Superiore di PGS, mi ha aiutato a capire non solo la storia e il funzionamento della Visitatoria PGS, ma anche la cultura e i valori melanesiani che sono così diversi dalla mia cultura e dai miei valori giapponesi. Sono anche stato piacevolmente sorpreso dal fatto che questa piccola Visitatoria sia composta da Salesiani di 14 Paesi, che lavorano insieme per i giovani emarginati in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone!

      Sono stato assegnato all’opera “Don Bosco” di Araimiri, a circa 7 ore di viaggio accidentato da Port Moresby. Vorrei restare qui fino al marzo del prossimo anno, ma già dopo 3 mesi sono felicissimo della mia esperienza. Prima di venire qui avevo ‘romanticizzato’ la vita missionaria. Ora che vi sono pienamente coinvolto, con i miei altri 5 confratelli, mi rendo conto che la vita missionaria è difficile perché dobbiamo confrontarci con persone molto difficili, in ambienti difficili e privati di cose che davo per scontate in Giappone (niente elettricità, niente internet, nessun segnale telefonico…). Ho perso un po' di peso, ma la mia salute è buona nel complesso. Tuttavia, ho anche capito quanto l’intera comunità mi aiuti a crescere nella mia vocazione salesiana e missionaria. Qui con me c’è anche un altro chierico tirocinante, Sylvester Kuli, con cui ci si aiuta e sostiene a vicenda.

      Il mese scorso abbiamo avuto l’incontro dei tirocinanti. È stata una bellissima esperienza per me incontrare altri giovani salesiani e condividere le nostre esperienze insieme. In Giappone ero l’unico novizio e anche ora c’è un solo tirocinante. Invece qui ho imparato tanto dalle nostre condivisioni di gruppo insieme a giovani salesiani papuani e di India, El Salvador e Giappone. Ho anche apprezzato molto lo spirito di cameratismo tra di noi.

      Il mese scorso, il mio collega tirocinante, Sylvester Kuli, ha rinnovato i suoi voti ad Araimiri, circondato da tanti giovani. Sono felice che don Maravilla abbia preso in considerazione la mia richiesta di fare altrettanto l’anno ​​prossimo, circondato anche da tanti giovani qui ad Araimiri. Mi ha ricordato, tuttavia, che sono qui per discernere la mia vocazione missionaria con l’aiuto del mio Direttore, con la speranza di poter un giorno rendermi disponibile al Rettor Maggiore consegnando la mia domanda missionaria.

      Lo scorso 9 giugno ho festeggiato il mio 24° compleanno in un modo molto semplice e frugale, ma per me davvero memorabile. Ringrazio tutti i miei confratelli di PGS per questa esperienza missionaria!”

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      • Italia – “Neet”: un progetto di agricoltura sociale per contrastare il ritiro sociale dei giovani
        Italia – “Neet”: un progetto di agricoltura sociale per contrastare il ritiro sociale dei giovani

        (ANS – Roma) – Neet è l’acronimo inglese di “not (engaged) in education, employment or training”, e in italiano indica quei giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro, né nella formazione. Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS, con la società cooperativa sociale “Kairos” e la “Rete Fattorie Sociali” ha avviato un progetto di contrasto al disagio e alla condizione di esclusione sociale dei Neet attraverso percorsi differenziati di agricoltura sociale favorendone l’orientamento e l’inclusione sociale.

        Il progetto, avviato a maggio e finanziato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, terminerà ad aprile 2020 e ha come destinatari i giovani dai 14 ai 25 anni.

        Il progetto nasce dalla necessità di ridurre la diffusione di comportamenti a rischio tra i Neet, di interrompere i circuiti viziosi di “ritiro sociale”: c’è la necessità di promuovere attività che consentano lo sviluppo di competenze; di creare contesti dove sperimentare il senso di appartenenza, di stimolare socialità, consapevolezza e partecipazione dei minori e giovani. Per questo, contrastare l’esclusione dei Neet con opportunità capacitanti proprie dell’agricoltura sociale consente lo sviluppo di competenze, di creare contesti dove sperimentare il senso di appartenenza, di stimolare socialità, consapevolezza e partecipazione dei minori e giovani.

        Ulteriori informazioni su: www.salesianiperilsociale.it 

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        • Etiopia – Nuove opportunità per il futuro dei rifugiati, grazie a Salesiani e VIS
          Etiopia – Nuove opportunità per il futuro dei rifugiati, grazie a Salesiani e VIS

          (ANS – Gambella) – Ha solo 22 anni, ma deve prendersi cura di quattro bambini. Due sono suoi, due di sua sorella, morta insieme al marito durante gli scontri in Sudan del Sud. Nyanthiay ha preso con sé i piccoli e ha camminato per venti giorni, verso l’Etiopia: “Sono stata costretta a lasciare mio marito e mia madre. Il mio obiettivo era portare in salvo i bambini, in un posto sicuro dove non ci sono la fame e la guerra”. Nyanthiay è tra gli oltre 17mila rifugiati originari del Sudan del Sud arrivati quest’anno al campo di Nguenyyiel, nella regione di Gambella, che ne ospita quasi 100mila.

          La protezione dell’infanzia e la formazione professionale dei giovani è parte del progetto che i Salesiani in Etiopia, insieme all’ONG “Volontariato Internazionale per lo Sviluppo” (VIS), portano avanti in quel campo: oltre al centro ricreativo e sportivo, che offre ai bambini e agli adolescenti del campo un luogo educativo sicuro, da febbraio scorso sono stati attivati corsi brevi di falegnameria, costruzione, sartoria e corsi per parrucchiere, che hanno coinvolto 140 ragazzi e ragazze del campo, grazie al sostegno finanziario dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

          I corsi sono stati tenuti dal personale dei Salesiani, e hanno coinvolto, così come vuole lo stile ereditato da Don Bosco, i ragazzi più emarginati, quelli esclusi dai percorsi scolastici “classici”. A tutti loro sono state proposte attività pratiche e utili ad imparare una professione, in modo da permettergli nel futuro, anche prossimo, di trovare un lavoro e migliorare così la qualità della loro vita e dei loro cari.

          Gli allievi hanno frequentato i laboratori con entusiasmo e alcuni di loro si sono organizzati in gruppo per continuare autonomamente la professione appresa, grazie a dei kit appositamente forniti dagli operatori del progetto per aiutarli nella delicata fase dell’ingresso nel mondo del lavoro.

          Domenica scorsa, 17 giugno, presso il campo si è svolto l’evento di chiusura del progetto, con la premiazione dei primi 5 studenti per ogni corso, l’esposizione a scopo dimostrativo di alcuni prodotti artigianali creati nei laboratori, e diverse e colorate esibizioni artistiche.

          Grazie al sostegno del VIS il centro attivo presso il campo resterà aperto anche dopo la chiusura dei corsi, e anzi si sta pensando già ad un secondo ciclo di corsi professionali, da organizzare sempre con il contributo dell’esperienza dei Salesiani.

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          • Italia – Samba e Ahmed: storie di ordinaria integrazione
            Italia – Samba e Ahmed: storie di ordinaria integrazione

            (ANS – Roma) – Samba Dieye è un giovane senegalese arrivato in Italia nel 2011, all’età di 16 anni e accolto presso la comunità salesiana per minori di Sassari. Dal suo stesso Paese è arrivato in Italia anche Ahmed, che di anni ne ha ora 17 ed è residente nella Comunità Minori Stranieri Non Accompagnati dell’oratorio “San Luigi” di Torino. Le loro storie testimoniano la validità dei processi di accoglienza e accompagnamento portati avanti da tante persone di buona volontà, seguendo lo spirito di Don Bosco

            Grazie al sostegno degli educatori di Sassari, Samba è riuscito a riprendere gli studi, a diplomarsi e a decidere di intraprendere il percorso universitario presso la Facoltà di mediazione linguistica e culturale. Qualche giorno fa ha offerto una testimonianza in Senato a margine di un intervento dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, dott.ssa Filomena Albano, sui Diritti dell’infanzia con un focus particolare sul tema dei Minori Stranieri Non Accompagnati.

            Rivolgendosi ai senatori riuniti a Palazzo Madama ha detto: “Il desiderio che ho maturato in questi anni, vivendo questa esperienza di difficile ma positiva integrazione, è stato di diventare mediatore culturale, per essere un confine tra due realtà che per conoscersi e apprezzarsi hanno bisogno semplicemente di comunicare tra loro e scambiare esperienze”.

            Accompagnato da Marco, responsabile della comunità “Il Sogno” di Sassari, Samba ha concluso il suo intervento con un ringraziamento speciale: “Per mantenermi agli studi e ricambiare l’aiuto ricevuto dai Salesiani e dal Paese che mi ha accolto, quest’anno ho deciso di impegnarmi anche nel Servizio Civile Nazionale presso la stessa comunità che mi ha accolto. L’ho fatto principalmente perché sento il dovere di ricambiare in qualche modo ciò ho ricevuto perché nel mio Paese di origine si usa così”.

            Ahmed, da parte sua, oltre ad essere accolto presso l’oratorio “San Luigi” di Torino è stato accolto in una proposta di “affido leggero” da parte di una famiglia torinese. Di quest’esperienza ne ha parlato la sig.ra Antonia, che per lui ha cercato di essere una mamma ed un’educatrice. “Da qualche mese insieme alla mia famiglia seguiamo Ahmed, che invitiamo il sabato e la domenica a passare del tempo da noi in famiglia. Con lui via via si è instaurato un rapporto di fiducia reciproca, abbiamo cominciato a conoscerlo e a farci conoscere, e sempre in famiglia ha passato il giorno di Natale”.

            Il loro non è solo un affido leggero, ma un vero accompagnamento. “Siamo più un punto di riferimento per questi ragazzi con cui speriamo di costruire un ponte fino al raggiungimento dei 18 anni, quando poi cammineranno da soli. Ci siamo magari per un consiglio, per passare del tempo insieme, affinché non si sentano mai da soli. Per tenerli per mano sperando di avere trasmesso loro i valori più importanti, aiutandoli ad integrarsi nella nostra comunità. Perché non si diventa grandi dall’oggi al domani” ha aggiunto.

            Conclude allora la sig.ra Antonia con un appello: “Abbiamo bisogno di altre famiglie che accolgano questa proposta: perché se uno è genitore, è genitore anche degli altri. Nel cuore di una mamma c’è spazio per tutti”.

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            • India – I Salesiani di Bangalore solidali con la popolazione dello Yemen
              India – I Salesiani di Bangalore solidali con la popolazione dello Yemen

              (ANS – Bangalore) – “Con preoccupazione seguo la sorte drammatica delle popolazioni dello Yemen, già stremate da anni di conflitto…”. Le parole del Papa dopo la recita dell’Angelus di domenica scorsa hanno focalizzato l’attenzione su un Paese stremato da oltre tre anni di guerra civile, che ha causato circa 15.000 vittime e che ha costretto alla fuga più di tre milioni di persone: praticamente oggi uno yemenita su 8 vive lontano dalla propria casa. Nel Paese hanno servito come missionari per diversi anni anche i Salesiani dell’Ispettoria indiana di Bangalore, che oggi rilanciano l’invito del Papa alla preghiera in favore della popolazione yemenita.

              È don George Muttathuparambil, attuale Ispettore di Bangalore, a manifestare tutta la gravità della situazione e l’urgenza della preghiera. “Questa guerra è ingiusta. Le persone soffrono in modo atroce” racconta il Salesiano.

              “Ho visto l’orrore della guerra in Yemen. Dobbiamo pregare per la pace”, prosegue, rilanciando così l’appello di Papa Francesco e di mons. Paul Hinder, il Vicario apostolico dell’Arabia meridionale – che si estende su Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen – che aveva a sua volta rinnovato, nella giornata di lunedì 18 giugno, l’appello del Pontefice.

              Il Paese mediorientale don Muttathuparambil lo conosce bene: vi è stato dal 2010 al 2016, dapprima a Hodeidah e poi a Taiz. Era lì quando, il 4 marzo del 2016, presso Aden, un gruppo islamista rapì dalla casa per anziani delle Missionarie della Carità il suo confratello don Tom Uzhunnalil, massacrando anche quattro religiose e altre 12 persone. Viste le pericolose condizioni nel Paese, il 30 marzo 2016 il sacerdote è stato costretto a lasciare la missione per fare ritorno in India, ma attende di tornare al servizio della popolazione yemenita.

              La vicinanza spirituale alla popolazione dello Yemen i Salesiani di Bangalore la esprimeranno, in particolare, nella giornata di sabato prossimo: “Il 23 giugno – spiega don Muttathuparambil – offriremo una Messa e un’adorazione eucaristica in solidarietà [con la popolazione]. Insieme alla mia comunità, tempesterò il Paradiso [di preghiere] per la pace in Yemen. Preghiamo Dio affinché egli intervenga e porti giustizia e pace”.

              Conclude, infine il religioso: “La situazione è molto grave, le persone hanno bisogno di cibo, acqua, medicine. Tutto è stato distrutto. Ci uniamo a mons. Hinder nella preghiera. Egli è molto preoccupato per la regione e per i cristiani che vivono nelle quattro parrocchie” – Sana’a, Taiz, Hodeidah e Aden.

              Fonte: AsiaNews

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              • Italia – Don Bosco Napoli: ragazzi cristiani e musulmani pregano insieme
                Italia – Don Bosco Napoli: ragazzi cristiani e musulmani pregano insieme

                (ANS – Napoli) – Per il secondo anno consecutivo, presso la casa salesiana “Don Bosco” di Napoli, in occasione della fine del Ramadan, ragazzi cristiani e musulmani hanno pregato insieme con preghiere prese dal Corano, in arabo, e con alcuni salmi presi dalla Bibbia, in italiano. La serata è iniziata con l’invito alla preghiera con il canto tipico del muezzin e con il suono delle campane e si è concluso con lo scambio della pace tra tutti i partecipanti. 

                I ragazzi della comunità “Il Ponte”, che ospita attualmente una quindicina di Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA), hanno organizzato l’incontro invitando amici, coetanei delle altre comunità, “exallievi” della struttura e conoscenti. Circa una cinquantina di ragazzi di diverse nazioni, lingua e religioni. 

                La maggior parte dei ragazzi che erano presenti ha vissuto l’esperienza difficile del viaggio dal proprio Paese all’Italia attraversando la Libia e, su un gommone, il mare. Un viaggio durato mesi, se non anni, compiuto senza un adulto di riferimento per raggiungere un futuro possibile in Europa. Non pochi hanno un carico di vita pesante alle spalle, rappresentato da violenze, torture, schiavitù, abusi.

                Nel periodo in cui sono presenti nella comunità affrontano le sfide dell’integrazione, decisive per il loro futuro in Italia e in Europa, che vanno dall’apprendimento della lingua italiana all’inserimento scolastico e lavorativo e alla regolarizzazione del permesso di soggiorno.

                “Il momento di preghiera e di festa è stato voluto fortemente da questi ragazzi, non solo come momento di aggregazione ma, soprattutto, come una grande testimonianza di unità e di rispetto reciproco” ha spiegato don Giovanni Vanni, responsabile della comunità dei MSNA ed Economo.

                Tutti i giovani presenti hanno invocato insieme il dono della pace come benedizione di Dio e manifestato, così, la loro solidarietà agli immigrati di oggi che soffrono a causa della violenza, della povertà e di tante situazioni politiche in Italia e sparse per il mondo.

                La serata è continuata con un momento conviviale iniziato, come vuole la tradizione mussulmana, con il dono di un dattero e conclusasi con un momento espressivo musicale.

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